Tutti, nelle zone del Seprio, lo conoscono come un gigante silenzioso e quasi spettrale. Testimone di fasti e declino di un’epoca.
La storia della Cartiera Vita-Mayer di Cairate rappresenta uno dei capitoli più significativi dell’archeologia industriale italiana, segnando profondamente l’economia e l’identità della Valle Olona per quasi un secolo.
Non solo un’industria di dimensioni significative, ma un vero e proprio centro nevralgico di operosità e modernità le cui origini si perdono a cavallo tra due secoli. La cui genesi avvenne in un momento in cui l’Italia si stava delineando come nazione all’interno del panorama mondiale: è doveroso ricordare che il nostro paese venne istituito nel 1861, rendendolo di fatto una delle nazioni più giovani a livello europeo.
La cartiera nasce alla fine dell’Ottocento, precisamente nel 1897, inizialmente come mulino della Folla per la lavorazione degli stracci. Una piccola industria a conduzione familiare e con all’attivo una decina di opera. Solo grazie alla straordinaria ed innovativa imprenditorialità della famiglia Vita il piccolo impianto si trasforma rapidamente in un moderno stabilimento industriale.
Importantissima la vicinanza della ferrovia della Valmorea, fondamentale per il trasporto delle materie prime e del prodotto finito. Nel secondo dopoguerra, la cartiera vide ed attraversò il suo periodo di massimo splendore, diventando un “colosso” della produzione cartaria con migliaia di dipendenti.
L’importanza della fabbrica portò alla costruzione del maestoso viadotto di Cairate (1955), lungo 447 metri, realizzato per facilitare i collegamenti tra le sponde della valle e lo stabilimento. L’agglomerato industriale occupava una superficie coperta di quasi 70.000 mq, e al suo interno venivano tecnologie avanzate per l’epoca.
Tuttavia, una serie di difficoltà finanziarie, unite ai cambiamenti del mercato e a crescenti problemi ambientali (tra cui l’inquinamento del fiume Olona), portarono alla chiusura definitiva nel 1977.
Il complesso entrò in una lunga fase di abbandono e degrado, diventando negli anni una delle mete più conosciute dagli appassionati di archeologia industriale e di esplorazione urbana. Oggi, però, quella storia si appresta ad aprire un nuovo capitolo grazie al progetto di rigenerazione già avviato.
L’area è infatti al centro del progetto H2Olona Hydrogen Valley, che prevede il recupero dell’ex Cartiera Vita-Mayer e dell’ex Cartiera Vima per dare vita a un Tech Canyon: un polo produttivo e tecnologico a impatto zero con impianti per la produzione di idrogeno verde, parchi fotovoltaici e agrivoltaici, bike park, servizi per la cittadinanza e nuovi percorsi ciclopedonali immersi nel verde. Il progetto, sostenuto dal PNRR e presentato pubblicamente nel 2025, ha già visto l’avvio del primo cantiere a Cairate, segnando l’inizio della rigenerazione di un luogo che per decenni ha rappresentato il cuore industriale della Valle Olona.