Storia di Varese – 21. Varese nel XV secolo (IV). Il gioiello perduto: «Palazzo Griffi»

di Bruno Belli

Palazzo Griffi, edificato entro il XV secolo, considerato per secoli «il più bel palazzo di Varese», era di notevoli dimensioni caratterizzato da un ampio cortile porticato. L’edificio quattrocentesco fu demolito nel 1867, ma è possibile vederlo grazie ad uno scatto effettuato a metà dell’Ottocento. Nell’immagine, scattata certamente da Giubiano, si vede il loggiato interno con finestre gotiche, un insieme tipico dei palazzi rinascimentali. 

Sorgeva dove oggi è Piazza Repubblica, occupando uno spazio che, per lunghezza, si estendeva pressappoco dall’attuale angolo di Via Cavour fino alla Caserma Garibaldi. Fu costruito intorno alla metà del XV secolo, per volere di Monsignor Ambrogio Griffi (? – 1493), appartenente alla nobile famiglia milanese che aveva ampi possedimenti in Varese e nei dintorni. Ambrogio Griffi fu un mecenate della cultura: fece anche realizzare, tra le altre cose, un collegio per gli universitari varesini di medicina a Pavia. 

Il palazzo come accennato, era un ampio fabbricato disposto su due pani, dotato di un grande cortile colonnato nello stile allora corrente che s’ispirava alle opere che il Bramante progettava a Milano. L’esterno era caratterizzato da alte finestre in cotto modellate finemente, simili a quella che possiamo godere nella «Casa Perabò», in via Albuzzi. Una stampa inglese del 1820 a colori (autore Lose) lo mostra da un prospetto differente (dal colle di Bosto) rispetto a quella della foto ottocentesca: si intravvede, pertanto, un lembo della facciata, della quale, purtroppo, non si possiedono immagini. Nell’incisione si vede, infatti, un angolo, in basso a destra, nel quale sono riprodotte chiaramente un paio delle finestre in cotto. 

Intorno al palazzo, nel XV secolo, vi erano campi, frutteti ed altre dimore di famiglie benestanti. 

Passò di proprietà tra alcune notevoli famiglie della zona e del Ducato di Milano: i Conti Vestarini, i Visconti, i Besozzi e, ultimo proprietario, il marchese Casnedi. Nel 1734 fu adattato per ospitare il convento dai Frati Gerolimini: soppresso l’ordine nel 1771, Francesco III D’Este, duca di Varese, concesse di adattarvi il primo teatro varesino della Storia: il «Ducale», inaugurato la sera del 4 ottobre 1779 ed attivo fino al 1790. Dal 1791 fu aperto il «Teatro Sociale» a pochi passi dalla Basilica di S Vittore, dove oggi si trova il brutto palazzone tra Piazza Giovine Italia e Via Rossini.

Palazzo Griffi, quindi, nel 1790, fu acquisito dai maggiorenti cittadini per essere adibito a caserma entro il 1792, perché il borgo non aveva un presidio militare adeguato: il barone Giuseppe De Sternegg fu il primo militare che vi s’insidiò. Secondo la relazione dell’architetto Luciano Marè, scritta per il concorso d’idee dell’odierna piazza e del nuovo teatro, fu usato come caserma per le truppe e ribattezzato «Il Quartiere» fino alla demolizione, avvenuta appunto nel 1867 per aprire «la piazza d’armi», accanto alla quale si eresse la nuova Caserma. 

La tradizione popolare raccontava anche che le meravigliose finestre in cotto lombardo del palazzo fossero ammirate da tutti i varesini e che il conte Litta Modignani, fosse riuscito, durante la demolizione, a salvare una finestra facendola incastonare nel muro della cappella di Villa Mirabello, oggi sede dei Musei civici di Varese. Però, a Villa Mirabello, né all’esterno, né all’interno si può vedere una finestra in cotto gotico lombardo, pertanto molti pensano che quella fosse solo una leggenda senza riscontro. 

Invece, i fatti stanno proprio così: la finestra c’é ancora. Fino agli anni Settanta era attaccata a un muro della villa, nell’ex Cappella religiosa, come si vede ricostruita nel testo di Giacomo Bascapè, Palazzi storici di Varese, Busto Arsizio, Bramante Editrice, 1963. La finestra fu staccata dal muro della Cappella negli anni Settanta e conservata in un magazzino comunale, catalogata e numerata, divisa in formelle. Fa oggi parte delle collezioni dei Musei civici Varesini, in cerca di una futura sistemazione in adeguato contesto. 

Per comprender meglio la struttura del perduto «Palazzo Griffi» di Varese è possibile paragonarlo ad un palazzo “gemello” che, negli stessi anni, la Famiglia Griffi fece erigere a Milano, su progetto di «Scuola bramantina»: si trattava di opere in stretta parentela fra loro. Il palazzo milanese è tuttora esistente, in Via Valpetrosa 5, conosciuto coma «Casa dei Grifi». I Grifi, detti anche Griffi, o Grifo, erano appaltatori della riscossione delle gabelle sotto gli Sforza. Il casato, di origini mercantili, ebbe fra i suoi esponenti influenti intellettuali della corte sforzesca. Si ricordano, in particolare, proprio i fratelli Leonardo, arcivescovo di Benevento e autore di pregevoli poesie ed Ambrogio, cui si deve il Palazzo a Varese, archiatra alla corte di Ludovico il Moro, cui è dedicata una cappella in San Pietro in Gessate, in Corso di Porta Vittoria a Milano, gioiello decorato nel 1490 con le «Storie di Sant’Ambrogio» da Bernardino Butinone e da Bernardo Zenale. In essa è contenuto il sepolcro del committente Ambrogio Grifi, il cui cadavere è ritratto con estrema perizia ed impressionante realismo dalla mano esperta di Benedetto Briosco nel 1493. 

La costruzione del palazzo milanese «Casa dei Grifi» risale alla fine del XV secolo; fu terminata nel successivo. Il cortile rettangolare, che ai piani superiori è stato trasformato con l’introduzione successiva dei caratteristici ballatoi a ringhiera milanesi, presenta ancora il portico bramantesco al pian terreno. Il portico, su tre lati, è costituito da arcate a tutto sesto in cotto, rette da colonne in granito con capitelli compositi. Le volte a vela sono coperte da una decorazione a monocromo su fondo blu, con grottesche a graffio. Lo stemma del casato con il «grifo rampante» è ripetuto sui capitelli di pietra calcarea entro scudi a testa di cavallo (probabilmente, tali «grifi» si trovavano anche sui capitelli delle colonne del loggiato del palazzo varesino). La decorazione è completata da tondi in pietra inclusi fra gli archi, raffiguranti profili d’imperatori e di personaggi dell’antichità, e dalle insolite teste a tutto tondo inserite agli angoli, che erano comunemente decorative nei palazzi dell’epoca, anche semplicemente affrescate, come si possono confrontare – sebbene oggi quasi del tutto perdute – nel nostro «Palazzo del Broletto» tra Corso Matteotti e Via Veratti, opera della Famiglia Biumi. 

Confrontando la vecchia foto di Palazzo Griffi ed osservando con attenzione le parti in cotto e le colonnine conservate a Villa Mirabello, ponendole in rapporto con alcune della «Casa dei Grifi» a Milano, è possibile rendersi conto di quale interessante e pregevole opera Varese sia stata privata con le demolizioni. 

Su «Casa dei Grifi» si veda anche: Bruno Belli, Giuseppina Grassini. Dal canto più soave e drammatico inimitabile modello, Varese, Macchione, 2019, pag. 126 dove ho riportato queste ed altre notizie.

Bibliografia minima (per approfondire):

  • AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
  • Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
  • Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni,Milano, Faccioli, 1952 
  • Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
  • Luigi Borri, Documenti Varesini, Varese, Macchi e Brusa Editori, 1891
  • Giacomo Bescapè, Palazzi storici di Varese, Milano, Bramante Editrice, 1963.
  • Bruno Belli, Giuseppina Grassini. Dal canto più soave e drammatico inimitabile modello, Varese, Macchione, 2019, pag. 126

[Le singole foto, alcune tratte dalle pubblicazioni in Bibliografia, altre di mia proprietà o reperite nel web sono accompagnate come sempre da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].

  1. Veduta di Varese, da Giubiano (entro il 1867). A sinistra, si scorge la facciata interna con loggiato del perduto «Palazzo Griffi».
  2. Particolare della foto precedente, dove si vede meglio la facciata interna con loggiato di «Palazzo Griffi».
  3. Lo stesso particolare precedente dove ho evidenziato in rosso le arcate d’ispirazione bramantina (seconda metà del XV secolo).
  4. Acquatinta acquerellata di Federico Lose (Görlitz 1776 – Milano 1833), disegnata nel 1802 circa con veduta di Varese (da Bosto): in basso, sulla destra, un lembo di «Palazzo Griffi»: si notano le finestre in cotto che richiamano quella intatta di «Casa Perabò» in Via Albuzzi.
  5. Stampa tratta dalla precedente dove ho cerchiato il lembo che ritrae l’angolo sinistro di «Palazzo Griffi»
  6. Cartolina degli anni Cinquanta del secolo scorso di Piazza Repubblica: il muro in gesso delimita, grosso modo, quella che era una parte del palazzo. Lo spiazzo che, dopo essere stato utilizzato come piazza d’armi accolse il mercato, era occupato da gran parte del Palazzo stesso.
  7. Cartolina di Piazza Repubblica (anni settanta del XX secolo): con il giallo ho tracciato grossomodo il limite rappresentato dal palazzo con il lato sinistro a chi lo guardasse dalla collina di Bosto o dal Monumento ai Caduti.
  8. Questa cartolina d’Età fascista (si noti il nome «Piazza dell’Impero») permette di rendersi conto meglio dello spazio che occupava Palazzo Griffi (si veda la linea rossa che ho tracciato).
  9. La finestra in cotto (sec. XV) unica supersite così come ricostruita a Villa Mirabello e riportata nel volume «Palazzi storici di Varese» di Giacomo Bescapè, Bramante Editrice, 1963.
  10. Disegno che ritrae la tipica bifora lombarda quattrocentesca che, come si vede, era esattamente motivo delle finestre di «Palazzo Griffi»
  11. Finestra in cotto di «Casa Perabò», visibile oggi nell’immobile sito tra via Albuzzi e Vicolo Perabò: come si vede, le finestre di «Palazzo Griffi» erano simili a questa. «Palazzo Griffi» era un gioiello del XV secolo gettato alle ortiche. 
  12. Una delle casse nei depositi di «Villa Mirabello» con le parti della finestra conservata di «Palazzo Griffi»
  13. «Villa Mirabello», parti decorative della finestra di «Palazzo Griffi».
  14. «Villa Mirabello», parte di una delle colonnine della finestra di «Palazzo Griffi».
  15. «Villa Mirabello», parte di una delle colonnine con capitello della finestra di «Palazzo Griffi».
  16. «Villa Mirabello», uno dei capitelli delle colonnine della finestra di «Palazzo Griffi».
  17. «Villa Mirabello», uno dei capitelli delle colonnine della finestra di «Palazzo Griffi».
  18. «Casa dei Grifi», Milano, palazzo “gemello” di quello varesino: cortile interno, uno dei capitelli con il «grifo rampante», stemma della famiglia Grifi, o Griffi. 
  19. «Casa dei Grifi», Milano, palazzo “gemello” di quello varesino: veduta di parte del cortile interno. Sappiamo che anche «Palazzo Griffi» aveva un cortile interno con loggiato che ricordava le architetture progettate dal Bramante a Milano. Non doveva essere molto dissimile da questo.
  20. «Casa dei Grifi», Milano, palazzo “gemello” di quello varesino: portico del cortile. Si noti la bella decorazione rinascimentale delle volte. Anche quelle di «Palazzo Griffi», secondo il gusto dell’epoca, dovevano essere affrescate.
  21. «Casa dei Grifi», Milano, palazzo “gemello” di quello varesino: particolare del loggiato interno. In primo piano, i capitelli con lo stemma dei Griffi – questi capitelli hanno dato il nome al palazzo milanese, «Casa dei Grifi» – le decorazioni della volta e, tra un arco e l’altro, i tondi in pietra, altra decorazione comune all’epoca che, ad esempio, troviamo tale, ma in affresco, nel Palazzo dei Biumi, poi, «Palazzo del broletto» a Varese. (si vedano le foto 25 e 26).
  22. «Casa dei Grifi», Milano, palazzo “gemello” di quello varesino: angolo del loggiato interno.
  23. «Casa dei Grifi», Milano, palazzo “gemello” di quello varesino: particolare dell’angolo del loggiato interno. Si intravvede anche una bella finestra, proprio in cotto, rotonda, sotto il porticato.
  24. «Casa dei Grifi», Milano, palazzo “gemello di quello varesino: il bel porticato in una foto degli anni cinquanta del secolo scorso.
  25. Varese, «Broletto»: edificato al principio del XVI secolo, ancora nello stile del secolo precedente, si noti la stretta parentela con la «Casa dei Grifi» di Milano. Questo testimonia che il «Palazzo Griffi» aveva il cortile senza dubbio simile a quello che i Biumi avrebbero fatto costruire per il loro Palazzo (questo «Broletto»), giacchè il primo era considerato «il più bel palazzo di Varese» ed è chiaro che ogni famiglia facoltosa avrebbe fatto progettare “in gara” con quello.
  26. Varese, «Broletto»: edificato al principio del XVI secolo, ancora nello stile del secolo precedente, in questa foto si nota ancora di più la stretta parentela con la «Casa dei Grifi» di Milano per quanto riguarda il “sapore” bramantino delle colonne e dei tondi qui affrescati.
  27. La pergamena con «San Vittore a Cavallo» del 1359: lo stemma comunale, o civico, assai semplice, presenta uno scudo sannitico d’argento e due cantoni di rosso, destro e sinistro in a capo, chiuso introno da una fascia nera. Inoltre, sulla sinistra della tavola, è raffigurato un «Grifone rampante», in nero, stemma della famiglia Griffi che possedeva lo «scartafaccio». 
  28. Milano, chiesa di «S. Pietro in Gessate», «Cappella Griffi», il sepolcro di Ambrogio Griffi, sul quale è ritratta la sua effigie.