Varese torna libera dopo l’occupazione austriaca

Il 5 giugno 1859 segnò per Varese una giornata di sollievo e di rinascita. Dopo giorni di paura, bombardamenti, saccheggi e occupazione militare, i cittadini poterono finalmente rientrare nelle proprie case e riappropriarsi della loro città.
La ritirata delle truppe austriache del tenente maresciallo Karl von Urban pose fine a uno dei momenti più drammatici del cosiddetto “Maggio Varesino”, episodio centrale della Seconda Guerra d’Indipendenza.

Urban aveva voluto infliggere una dura punizione alla popolazione varesina per il sostegno dimostrato ai Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi. Oltre ai bombardamenti che colpirono la città, gli austriaci si resero protagonisti di un sistematico saccheggio. Vennero svuotati depositi di vino, cantine e magazzini. Lo stesso comandante partecipò personalmente alla depredazione delle cantine dell’Albergo dell’Europa in via Sacco. Analoga sorte toccò ad altri storici esercizi cittadini, tra cui gli alberghi del Gambero, dell’Angelo e il Leon d’Oro di via Albuzzi, luogo frequentato dai patrioti varesini.

La città riuscì tuttavia a evitare il pagamento di un pesantissimo riscatto grazie all’abilità e all’intelligenza del pretore Sopransi. Egli convinse Urban ad accettare un’obbligazione garantita dagli immobili comunali, con la quale Varese si impegnava formalmente a versare la somma richiesta in un secondo momento. Una soluzione diplomatica che si rivelò geniale: pochi giorni dopo, infatti, l’Imperial Regia Luogotenenza di Milano cessò di avere autorità sul territorio a seguito dell’avanzata franco-piemontese. Per questo coraggioso servizio reso alla comunità, Sopransi ricevette successivamente da Vittorio Emanuele II la Croce di Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro, una delle più alte onorificenze del Regno di Sardegna.

Nel frattempo Garibaldi continuava a seguire gli spostamenti del nemico. Il 1° giugno tornò nella zona di Varese passando da Cuvio, Castello Cabiaglio e Brinzio, stabilendo il proprio quartier generale a Sant’Ambrogio Olona, presso la Casa Baratelli del maggiore Zanzi. Valutata la solidità delle posizioni austriache attorno alla città, il generale decise di spostarsi verso Como per minacciare le retrovie nemiche.

La svolta arrivò però da altri fronti. Il 2 giugno Urban ricevette l’ordine dal comandante in capo austriaco Gyulai di dirigersi verso il Ticino per rafforzare lo schieramento imperiale. Il comandante ritardò la partenza sperando forse di ottenere una rivincita contro Garibaldi, ma quando lasciò Varese, il 3 giugno, raggiunse Magenta a battaglia ormai conclusa e perduta.
La sua parabola personale fu amara. Nato a Cracovia il 31 agosto 1802, Karl von Urban vide rapidamente tramontare la propria carriera dopo la campagna del 1859. Emarginato e privato di molti riconoscimenti ottenuti sotto gli Asburgo, cadde in una profonda depressione che lo portò al suicidio il 1° gennaio 1877.

La liberazione effettiva della città si completò domenica 5 giugno 1859, quando anche l’ultima retroguardia austriaca lasciò Varese. I cittadini poterono finalmente fare ritorno nelle loro abitazioni e constatare l’entità delle devastazioni.
Il podestà Carcano istituì immediatamente una commissione incaricata di censire i danni provocati dalla guerra. Il bilancio finale fu pesantissimo: 140.178,50 lire italiane tra distruzioni e saccheggi. Una seconda commissione venne incaricata di assistere le famiglie più colpite, i poveri e coloro che avevano perso il lavoro a causa del conflitto. Ai fondi stanziati dal governo sardo si aggiunsero numerose donazioni dei cittadini, testimonianza della solidarietà che caratterizzò la ripresa della comunità varesina.

Pochi giorni dopo, nella notte tra l’8 e il 9 giugno, anche la guarnigione austriaca di Laveno abbandonò il proprio presidio rifugiandosi in Canton Ticino. Con essa si concluse definitivamente la presenza militare austriaca nel territorio varesino.
Il 5 giugno 1859 non rappresentò soltanto la fine di un’occupazione. Fu il giorno in cui Varese ricominciò a guardare al futuro, preparandosi a entrare nella storia del Risorgimento italiano come una delle città simbolo dell’impresa garibaldina.