Il 13 giugno 1933, secondo una delle vicende più enigmatiche della storia ufologica italiana, un velivolo non identificato sarebbe precipitato nell’area tra il Lago Maggiore, Vergiate e il territorio lombardo-piemontese. Un episodio avvolto nel mistero, attribuito agli anni del regime fascista e divenuto noto molti decenni dopo grazie alla diffusione di presunti documenti riservati.
La narrazione parla del ritrovamento di rottami metallici e, secondo alcune versioni, anche dei corpi di due presunti piloti. Il materiale sarebbe stato trasferito negli stabilimenti della Siai-Marchetti di Vergiate, luogo strategico per l’industria aeronautica italiana. Proprio qui, secondo il racconto ufologico, i resti sarebbero rimasti custoditi per anni, lontani da occhi indiscreti.
A rendere ancora più affascinante la vicenda è il presunto coinvolgimento del cosiddetto Gabinetto RS/33, una struttura segreta che sarebbe stata creata per studiare il caso. Tra i nomi legati a questa storia compare anche quello di Guglielmo Marconi, figura simbolo della scienza italiana del Novecento.
Va però precisato che il caso resta controverso. Gli ambienti ufologici lo considerano uno dei primi grandi “UFO crash” della storia, precedente persino al celebre caso Roswell del 1947; altri studiosi e analisti, invece, invitano alla prudenza, sottolineando dubbi sull’autenticità dei documenti e sulle incongruenze della ricostruzione.
Tra storia, leggenda, segreto militare e suggestione popolare, il presunto UFO di Vergiate continua comunque a occupare un posto particolare nell’immaginario del territorio. Perché, vera o meno che sia, questa vicenda racconta anche il fascino di una provincia sospesa tra industria aeronautica, Lago Maggiore e misteri mai del tutto chiariti.