Viggiù. Il cimitero archivio della memoria, tra ricerca, storia e antropologia

di Pietro Pitruzzello

Un luogo di silenzio che diventa spazio di racconto. Un cimitero che si trasforma in archivio della memoria collettiva. Sabato 28 febbraio, a Villa Borromeo, Viggiù ha ospitato un pomeriggio di alto profilo culturale e scientifico dedicato alla riscoperta del proprio patrimonio funerario, intrecciando ricerca storica, indagine archeologica e antropologia biologica.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di restituzione pubblica delle ricerche in corso, ma anche un’occasione di riflessione più ampia sul valore identitario dei luoghi della memoria.

Le radici storiche: il lavoro di Galli e Trentini

A introdurre il percorso sono stati Beppe Galli e Daniele Trentini, dell’Associazione Amici dei Musei Viggiutesi ODV, che hanno illustrato le ricerche storiche preliminari condotte sul cimitero. Attraverso fonti d’archivio, documentazione epigrafica e ricostruzioni contestuali, i due studiosi hanno delineato l’evoluzione dell’area funeraria nel tempo, restituendo un quadro che intreccia trasformazioni urbanistiche, dinamiche sociali e vicende individuali.

Il loro intervento ha posto le basi interpretative per comprendere le indagini successive, mostrando come ogni sepoltura sia parte di una trama più ampia, che riguarda la storia stessa della comunità viggiutese.

Il progetto VIVI: un approccio interdisciplinare

Il cuore scientifico del pomeriggio è stato dedicato al progetto VIVI e alle ricerche appena concluse – e ancora in corso – coordinate dall’Università degli Studi dell’Insubria.

Sono intervenuti:

Marta Licata (Università degli Studi dell’Insubria), Roberto Taglioretti (LabDig3.1 Academy)

Daniele Capuzzo (Archeosfera S.r.l.s.), Daniela Patrizia Locatelli (SABAP per le Province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese).

Gli interventi hanno illustrato le metodologie adottate: rilievo e documentazione digitale, analisi stratigrafica, studio dei contesti funerari e integrazione tra dati archeologici e fonti storiche. È emersa con chiarezza la natura interdisciplinare del progetto, nel quale competenze accademiche, professionalità archeologiche e tutela istituzionale dialogano in modo sistematico.

Pur nella prudenza che accompagna ogni ricerca scientifica ancora aperta, sono stati accennati ritrovamenti di particolare interesse, che stanno già offrendo nuove informazioni sulle pratiche funerarie e sulla composizione della popolazione locale in epoche passate. Le analisi non sono concluse: l’elaborazione dei dati prosegue e gli studiosi hanno sottolineato come il sito possa riservare ulteriori, significative scoperte.

L’antropologia biologica: dare voce alle ossa

Uno dei momenti più coinvolgenti è stato l’intervento dedicato alla presentazione della ricerca antropologica, affidato a Nicol Rossetti e Ginevra Donnini dottorande presso l’Università degli Studi dell’Insubria.

Le studiose hanno illustrato come, attraverso l’analisi dei resti scheletrici, sia possibile ricostruire il profilo biologico degli individui: determinazione del sesso, stima dell’età alla morte, identificazione di indicatori patologici o di stress biomeccanico. L’osso diventa così documento, capace di raccontare condizioni di vita, attività lavorative, fragilità, patologie, resilienze e anche cause di morte.

Anche in questo ambito la ricerca è ancora in corso: i dati preliminari delineano un quadro articolato e promettente, ma richiederanno ulteriori approfondimenti analitici per essere pienamente interpretati.

Riscoprire il passato per costruire il futuro

A moderare l’incontro e chiudere il pomeriggio è stata Emanuela Quintiglio, in rappresentanza del Comune di Viggiù, con un invito a considerare la memoria non come elemento statico, ma come risorsa attiva per la crescita culturale del territorio.

Il progetto si configura infatti come un percorso aperto, che continuerà nei prossimi mesi con nuove fasi di studio e ulteriori momenti di restituzione pubblica.

La formazione: il workshop universitario

Nel primo pomeriggio si è svolto anche un workshop riservato agli studenti universitari presso il Laboratorio di Antropologia allestito all’interno dello stesso Palazzo di Villa Borromeo. Un’esperienza pratica che ha permesso ai partecipanti di cimentarsi nella ricomposizione scheletrica e nelle tecniche di determinazione del profilo biologico, entrando nel vivo del lavoro dell’antropologo biologico.

Quello di Viggiù non è stato soltanto un convegno, ma un passaggio significativo in un processo di conoscenza condivisa. Le ricerche proseguono, i dati vengono analizzati e il sito continua a rivelare frammenti di storia. I risultati finora emersi sono promettenti; le prospettive future lasciano intravedere nuove e interessanti scoperte, capaci di arricchire il patrimonio culturale e scientifico del territorio varesino.