Varese, il bus non è per tutti: quando un diritto diventa discrezionalità

Foto di repertorio

L’Editoriale di Katia Catalano

La libertà, a Varese, ha spesso la forma di una rampa. O meglio, dell’assenza di essa!
Qualche giorno fa, armata di tutto il mio desiderio di vivere la città, ho deciso di raggiungere il centro di Varese in autobus. Non è stata solo una questione di mobilità, ma un gesto di autonomia che ogni cittadino dovrebbe poter compiere senza dover elemosinare un diritto.

La realtà, tuttavia, è stata un’ennesima doccia fredda.
Arrivato il mezzo che mi avrebbe fatto percorrere viale Aguggiari, il conducente è rimasto immobile al suo posto.

Nessun cenno, nessuna intenzione di azionare manualmente la pedana. La “tecnologia” c’era, ma è rimasta inerte, ostaggio di un’indifferenza che fa più male di una barriera architettonica fisica. Se quel giorno non fossi stata accompagnata dai miei genitori, che con pazienza e fatica mi hanno aiutata a salire, la mia corsa si sarebbe conclusa lì, sul marciapiede, davanti alla porta chiusa di un servizio pubblico che, in quel momento, ha deciso di non essere pubblico per tutti.

Questa non è solo la cronaca di un disservizio che in varie occasioni è già stata menzionata; è lo specchio di una città che fatica a considerare la disabilità come parte integrante della propria quotidianità.

Ci lamentiamo del traffico, della mancanza di parcheggi, della frenesia moderna, ma quanto spazio dedichiamo davvero all’inclusione?

Un autobus che non accoglie una carrozzina non sta lasciando a terra solo una persona: sta escludendo un pezzo di società, sta dicendo a chi vive la fragilità che il centro della città non è fatto per loro.

Eppure, credo in una Varese diversa. Credo in una comunità capace di trasformare il “non è compito mio” in un gesto di responsabilità collettiva. Non chiedo privilegi, chiedo il rispetto di una dignità che non dovrebbe aver bisogno di intermediari. Una città che non permette a tutti di partecipare alla sua vita sociale è una città che sta rinunciando a una parte della sua bellezza.

La vera sfida non è solo meccanica, non è solo questione di pedane che si abbassano o motori che si accendono. La vera sfida è culturale. Dobbiamo imparare, come cittadini, che l’efficienza di un servizio si misura proprio dalla sua capacità di abbracciare tutti.

Varese è una città ricca di storia e di prospettive. Sarebbe ora di iniziare a scriverne una pagina in cui, su quell’autobus, ci sia posto pronto per chiunque. Perché il diritto di muoversi è, in fondo, il diritto di esistere nel mondo. E io, con la mia carrozzina, ho ancora voglia di incontrare il futuro, possibilmente, senza dover sempre chiedere il permesso e questo accade già    all’estero.