Il 30 giugno 1950, nella sua amata villa al Sacro Monte di Varese, moriva a 93 anni Lodovico Pogliaghi, una delle figure più straordinarie dell’arte italiana tra Ottocento e Novecento.
Pittore, scultore, decoratore, scenografo, restauratore e docente dell’Accademia di Brera, Pogliaghi lasciò un’impronta profonda nel patrimonio artistico nazionale.
Il suo nome è legato soprattutto alla monumentale porta centrale in bronzo del Duomo di Milano, inaugurata nel 1906 e considerata uno dei capolavori della scultura monumentale italiana del Novecento. I grandi modelli originali in gesso utilizzati per la fusione sono ancora oggi conservati nella sua casa-museo al Sacro Monte.
Arrivato al Sacro Monte negli anni Ottanta dell’Ottocento mentre lavorava al restauro delle cappelle, rimase affascinato dal luogo e acquistò alcuni terreni dove iniziò a costruire la sua dimora. Quella villa divenne il progetto di una vita: un laboratorio artistico, una casa e al tempo stesso un museo destinato a custodire le sue collezioni. Vi lavorò instancabilmente fino agli ultimi giorni della sua esistenza.
Oggi la Casa Museo Lodovico Pogliaghi conserva oltre millecinquecento opere e centinaia di reperti archeologici, raccolti dall’artista nell’arco di sessant’anni: sculture, dipinti, oggetti rinascimentali e barocchi, tessuti antichi e preziosi manufatti provenienti da diverse epoche e culture.
Pogliaghi non fu soltanto un artista, ma anche un uomo profondamente legato al Sacro Monte. Collaborò al restauro del santuario, contribuì alla sistemazione del cimitero e lasciò un segno indelebile nella storia culturale di Varese. Alla sua morte volle una sepoltura semplice nel piccolo cimitero del borgo, dove ancora oggi riposa.
Nel 1975, a venticinque anni dalla scomparsa, il gallerista varesino Emilio Ghiggini gli dedicò una grande mostra celebrativa, contribuendo a far riscoprire al pubblico l’opera di questo straordinario protagonista dell’arte lombarda del Novecento. Oggi visitare la sua villa significa entrare nel mondo di un artista visionario che trasformò il Sacro Monte in una delle capitali culturali della Lombardia.
Fonti: Giuseppe Terziroli