Il Grand Hotel e il tramonto di un simbolo

Il primo luglio 1968 è una data destinata a rimanere nella storia della Città Giardino. Quel giorno il Grand Hotel Campo dei Fiori, capolavoro Liberty progettato da Giuseppe Sommaruga, non riaprì per la stagione estiva. Non fu una semplice pausa: da quel momento le sue porte rimasero chiuse per sempre.

Per oltre mezzo secolo il Grand Hotel era stato il simbolo del turismo d’élite varesino. Inaugurato nel 1912, offriva ai suoi ospiti ogni comfort dell’epoca, immerso nel verde del Parco Campo dei Fiori e collegato alla città dalla spettacolare funicolare che, dal 1911, permetteva ai visitatori di raggiungere facilmente la vetta.

Negli anni del secondo dopoguerra si cercò di rilanciare la struttura. Il 31 maggio 1959, con spettacolari voli in elicottero tra i Giardini Estensi e il Monte Tre Croci, si inaugurò la stagione turistica varesina e proprio al Grand Hotel si svolse un importante convegno dedicato al futuro della montagna, promosso anche da La Prealpina, che invitava istituzioni e operatori a credere nuovamente nelle potenzialità del Campo dei Fiori.

Il 10 giugno 1961 il prestigioso albergo tornò al centro della scena nazionale ospitando una serata di gala organizzata dall’Ente Provinciale per il Turismo. In quell’occasione furono premiati con le “Noci d’Oro” grandi protagonisti dello spettacolo italiano come Valeria Moriconi, Piero Faggioni, Gina Rovere, Tomas Milian, Enza Sampò e Corrado Pani. Sembrava il segnale di una rinascita ormai vicina.

La realtà, però, era diversa. L’aumento della mobilità automobilistica, il cambiamento delle abitudini turistiche, i costi sempre più elevati di gestione e le perdite economiche accumulate negli anni precedenti resero impossibile proseguire l’attività.
Quando il 1° luglio 1968 il Grand Hotel non riaprì, si concluse simbolicamente anche un’intera stagione del turismo varesino.

Pochi anni dopo, nel 1970, anche la storica funicolare del Campo dei Fiori cessò il servizio, privando la montagna del collegamento che per decenni aveva accompagnato migliaia di visitatori fino alla vetta. Le due vicende, pur avendo cause diverse, rappresentano il tramonto di un modello di turismo che aveva reso Varese famosa in tutta Europa.

Oggi il Grand Hotel continua a dominare il panorama dall’alto del Campo dei Fiori. Nonostante il tempo e l’abbandono, resta uno dei più straordinari esempi di architettura Liberty italiana e uno dei luoghi più amati e fotografati della provincia. Le aperture straordinarie organizzate negli ultimi anni hanno richiamato migliaia di persone, confermando che quel “gigante silenzioso” continua a vivere nella memoria collettiva dei varesini.

Più che un edificio abbandonato, il Grand Hotel Campo dei Fiori è oggi il simbolo di una stagione irripetibile della storia di Varese. Un patrimonio da custodire e valorizzare, affinché il suo passato continui a raccontare alle nuove generazioni il sogno turistico che, per decenni, fece della Città Giardino una delle mete più eleganti d’Italia.