Caldo anomalo (e Piero Chiara)

"Piero Chiara e Clelia Bortoluzzi alla Rancina" foto di Giuseppe Bortoluzzi

di Andrea Bortoluzzi

Scendendo dalla strada che dal Brinzio va a Rancio, dopo il bivio per Bedero, fatto qualche tornante verso la valletta in cui corre l’acqua quieta della Rancina, c’era un casolare diroccato.
Il casolare era stato riattato alla buona dal padrone di casa, che era solito invitarvi gli amici per occasioni conviviali nei giorni di festa e, a detta sua, durante la settimana, qualche signora per convegni amorosi agresti.

Il padrone di casa era Piero Chiara. Mimina, sua moglie, era la regina degli appuntamenti domenicali e lasciava campo libero a Piero per quelli, non si sa se veri o presunti tali, infrasettimanali.
Il casolare, privo di riscaldamento, era frequentato da primavera ad autunno. Si lasciava la provinciale e si inforcava, con l’auto, una stradina che dava a un prato scosceso.

Appoggiata a una colonna di pietra, una vite dava tralci che portavano frescura alla porta di casa. Un fico tendeva i suoi rami verso una delle finestre, da cui si coglievano frutti.
Si consumava all’aperto, su un tavolo di pietra, una merenda campestre annaffiata di buon vino. Noi bambini giocavamo a costruire piccole dighe e a far navigare tronchetti di legno nell’acqua del torrente.

Ci raggiungevano gli echi lontani delle fragorose risate di Mimina, che accompagnavano le narrazioni sapide e allusive di Piero. Che se ne stava appollaiato su una seggiola impagliata, con un cappelluccio di tela in testa.
Alla controra ci si metteva al riparo del casolare per sfuggire al caldo che i bagliori del sole, a picco sul Monte Nudo, irradiavano sulla campagna.

Piero faceva filò con gli ospiti, noi ascoltavamo nella penombra storie di uomini e donne di quelle contrade. Quando il caldo scemava, Piero usciva con una doppietta che teneva in una panca di legno, diceva lui, anche per difesa, vista la solitudine dei luoghi, e sfidava gli astanti a sparare mirando a una latta posta ai piedi di un ciliegio.

La compagnia di uomini colti, invitata per un ritiro agreste, era presa alla sprovvista da quell’invito guerriero.
Chi si ritirava, chi faceva mostra di non aver sentito.
Allora Piero, proseguendo imperterrito nella sua provocazione, imbracciava la doppietta e, con il suo sguardo miope e mite, tirava un colpo a casaccio verso il fondo valle.

Se ricordo bene, solo un noto filologo e amico, dal fisico imponente e dai tratti nordici, Dante Isella, si prestava al gioco. E, presa la mira, colpiva inesorabile la latta con l’occhio acuto di chi sapeva guardar dentro le terzine del Parini.