Il 7 dicembre 1599, con una processione nel borgo di Varese, l’affresco della Madonna con il Bambino venne collocato nella Cappella del Rosario.
La Madonna ritrovata e il segreto della Basilica di San Vittore
Ci sono storie che sembrano nascere dal silenzio dei secoli, custodite tra le pietre di un edificio sacro e rivelate solo quando il tempo decide che è arrivato il momento. La vicenda dell’affresco della Madonna con il Bambino nella Basilica di San Vittore a Varese appartiene proprio a questa categoria di racconti: un intreccio di devozione, arte, mistero e miracolo che attraversa più di trent’anni di storia locale.
Tutto ebbe inizio nel 1568, quando il collegio dei canonici si trovò a progettare alcune migliorie per la cappella di San Bernardino, in vista della visita di personaggi illustri. La cappella era riccamente affrescata, ma per inserire un nuovo altare occorreva sacrificare parte della nicchia decorata. A eseguire i lavori furono chiamati due uomini molto stimati: Pietro da Ganna e il maestro Alemagna, accompagnato dal giovane figlio Gerolamo.
Quel ragazzo, con la sensibilità limpida dei giovani, rimase folgorato dalla bellezza degli affreschi che stava contribuendo a demolire. Tra essi, uno svettava su tutti: la Madonna col Bambino, un dipinto dalle tinte delicate, illuminato da una corona d’oro e da uno sguardo materno capace di trapassare i secoli. La vista di quell’immagine immobilizzò Gerolamo, al punto da costringerlo a opporsi all’ordine impartito. Distruggere un’opera così preziosa gli sembrava un sacrilegio.
Il padre, inizialmente irritato, fu a sua volta contagiato da quella determinazione. Dopo un confronto intenso, i tre lavoratori presero una decisione destinata a cambiare la storia della basilica: l’affresco non sarebbe stato demolito, ma protetto e nascosto. Coprirono la Madonna con uno strato di calcina e ampliarono la nicchia agendo solo sulle pareti laterali. Da quel giorno il segreto rimase custodito nelle mura della chiesa, ignoto a tutti.
Varese continuò a modificare la sua basilica nel corso degli anni: nuove cappelle, restauri, innalzamento della cupola, opere nuove che si sovrapponevano a quelle antiche. E così, mentre la città cambiava volto, la Madonna rimaneva silenziosa, sepolta e intatta.
Bisogna arrivare al 1596 perché la verità venga alla luce. Durante la tradizionale processione mariana del mese di maggio, la priora delle consorelle del Rosario, Luciana Carcano, alzò lo sguardo proprio mentre transitava davanti all’antica nicchia. Vide ciò che nessun occhio aveva osservato da quasi trent’anni: la Madonna affrescata, riemersa dal muro come un’apparizione. La priora si fermò, stupita; le consorelle la imitarono; presto l’intera basilica si raccolse attorno a quel volto materno riaffiorato dalla pietra. Con un panno imbevuto di acqua benedetta, un fedele ripulì le ultime tracce di calcina. L’immagine tornò a splendere.
E fu allora che iniziarono i miracoli.
L’8 maggio, giorno dedicato a San Vittore, la prima grazia toccò una donna nota in paese: la vedova Fossato, distrutta dal dolore per il figlio moribondo. Inginocchiata davanti all’affresco, udì una voce che la invitava ad accendere una candela ai piedi della Madonna. Ubbidì senza esitare e, tornata a casa, trovò il figlio completamente guarito. Il fatto destò scalpore e attirò nuovi fedeli.
Una giovane di sedici anni, immobilizzata da sempre a un braccio, recuperò la mobilità pregando davanti all’immagine. La sua maestra, Susanna, ormai settantenne e cieca, fu condotta a sua volta alla cappella: riacquistò la vista. Infine giunse l’ufficiale giudiziario Cristoforo Verri, che si presentò con un braccio paralizzato da una coltellata, ma ricordato per aver perdonato il suo aggressore. Anche per lui arrivò la guarigione.
Le testimonianze divennero talmente numerose che una commissione ecclesiastica fu incaricata di verificarle. Confermata la natura miracolosa degli eventi, l’affresco fu collocato nella Cappella del Rosario, considerata la più bella della basilica. E proprio il 7 dicembre 1599, con una solenne processione nel borgo di Varese, la Madonna con il Bambino venne trasferita e posta nel luogo d’onore che ancora oggi occupa.
Da allora, quel sorriso materno continua ad attirare pellegrini, fedeli e curiosi. Nel volto della Madonna si ritrovano la storia di una città, la fede di un popolo e il gesto coraggioso di tre uomini che, scegliendo di disobbedire, hanno permesso a Varese di custodire uno dei suoi tesori spirituali più preziosi.