Il futuro dell’ex Caserma Garibaldi: accordi, tempi e una piazza che cerca il suo equilibrio

di Valentina Fumagalli

Raccontare il futuro dell’ex Caserma Garibaldi significa entrare nel territorio più delicato: quello delle scelte pubbliche, delle programmazioni e delle visioni che nel tempo si sono trasformate. Il passaggio decisivo è il 21 dicembre 2014, quando Comune di Varese, Regione Lombardia, Provincia e Università dell’Insubria firmano l’Accordo di Programma per la riqualificazione del comparto di piazza Repubblica. L’idea è chiara: intervenire contemporaneamente su teatro, piazza e caserma per ridare coerenza e vitalità a un’area centrale ma da anni percepita come irrisolta.
Regione Lombardia mette a disposizione 20 milioni di euro, mentre il costo complessivo degli interventi viene stimato intorno ai 32 milioni. La presenza dell’università tra i firmatari risponde a una visione ampia: costruire una centralità culturale che unisca funzioni diverse, capaci di portare vita quotidiana e non solo eventi.

Il progetto cambia direzione nel 2016, quando la nuova amministrazione decide di puntare sul recupero dell’ex Politeama come futuro teatro cittadino. Una scelta che modifica l’assetto iniziale: la piazza non sarà più il luogo del nuovo teatro, l’accordo viene progressivamente aggiornato e l’Universita esce di scena. Nel 2023, l’atto integrativo formalizza questa revisione: teatro al Politeama, caserma destinata al polo culturale con la sede dell’Archivio del Moderno, piazza ripensata come spazio urbano rinnovato. Nel frattempo il quadro economico dell’intervento sale ad oltre 40 milioni di euro, anche per effetto dell’evoluzione progettuale e dei costi di costruzione degli ultimi anni.

Intanto il cantiere della Garibaldi procede, ma con un calendario più dilatato rispetto alle previsioni iniziali. I primi stralci, attesi per il 2024, hanno richiesto ulteriori interventi, in particolare sul restauro delle facciate; via Pavesi resterà chiusa per lavori fino al 31 dicembre 2025, a conferma della complessità dell’opera. Sono passaggi che rientrano nella natura di un recupero su un edificio storico di grandi dimensioni, ma che richiedono continue rimodulazioni dei tempi.
In questo quadro si inserisce anche il tema dell’Università dell’Insubria, che nell’accordo del 2014 aveva un ruolo istituzionale e oggi manifesta l’interesse a riportare parte della propria attività didattica nel centro città. È un elemento che arricchisce il dibattito: la presenza di studenti potrebbe contribuire a rendere più viva e frequentata l’area, dialogando con le funzioni culturali previste.

La domanda di fondo, tuttavia, è rimasta la stessa dal 2014: come far sì che piazza Repubblica trovi un equilibrio nuovo, capace di unire qualità dello spazio pubblico e presenza quotidiana di persone? Il recupero della Garibaldi rappresenta un tassello importante, ma sarà l’insieme delle funzioni culturali, educative e urbane, a determinare davvero il carattere di questa parte di città.
In questo senso, l’evoluzione dell’accordo e il confronto tra istituzioni mostrano un processo in divenire più che un modello fisso. Un percorso che continua a cercare la forma più adatta per restituire alla piazza e alla caserma un ruolo riconoscibile e vissuto nella Varese di domani.