Il 19 gennaio 1957, si spegneva Guido Borghi

Muore a Comerio Guido Cesare Angelo Borghi, l’operaio che accese il futuro

Da Milano a Comerio, nascita di un impero industriale
Il 19 gennaio 1957, a Comerio, si spegneva Guido Borghi, fondatore della Ignis e protagonista assoluto di una delle più significative vicende dell’industrializzazione italiana del Novecento. La sua storia, profondamente legata al territorio varesino, è quella di un uomo che partì dal lavoro operaio per costruire, passo dopo passo, un’azienda destinata a entrare nelle case di milioni di italiani.

Guido Borghi nacque a Milano il 27 settembre 1883, da genitori operai. Operaio egli stesso, si formò come elettricista attraverso un lungo apprendistato, in un’epoca in cui l’elettricità rappresentava il simbolo stesso della modernità.

Non possedeva capitali, né protezioni particolari: possedeva però competenza tecnica, determinazione e una visione concreta del futuro.

Nel 1904 decise di mettersi in proprio, aprendo una bottega a Milano specializzata nella vendita di materiale elettrico e nell’installazione di impianti.

Lo stesso anno sposò Maria Moro, proveniente da una famiglia benestante, circostanza che gli consentì di ampliare progressivamente l’attività anche ad altri settori. Negli anni successivi la ditta crebbe con costanza: all’inizio degli anni Quaranta impiegava già una trentina di operai, segno di un’impresa solida, radicata e ben avviata.

La Seconda guerra mondiale rappresentò uno spartiacque drammatico.

Nel 1943 i bombardamenti alleati su Milano distrussero gravemente il negozio e il laboratorio di Borghi. Fu una perdita enorme, ma anche l’inizio di una nuova fase. La famiglia Borghi lasciò Milano e si trasferì a Comerio, in Provincia di Varese, un territorio che nel dopoguerra si sarebbe rivelato uno dei cuori pulsanti dell’industria italiana.

A Comerio, Guido Borghi fondò insieme ai figli Gaetano, Giovanni e Giuseppe una nuova impresa, inizialmente dedicata alla produzione di fornelli elettrici da cucina. Cinque operai, mezzi limitati, ma un’idea chiarissima: portare l’elettricità, la funzionalità e il comfort nelle abitazioni italiane, in un Paese che usciva dalla guerra con un enorme bisogno di ricostruzione materiale e morale.

Il successo fu rapido. Le vendite crebbero e la produzione si ampliò agli elettrodomestici.

Nel 1944 l’azienda assunse la denominazione Officine elettrodomestiche Ignis di Guido Borghi e Figli, presto conosciuta semplicemente come Ignis. In pochi anni il marchio divenne uno dei principali produttori italiani del settore, simbolo del boom economico e del nuovo stile di vita domestico del dopoguerra.

La parabola umana di Guido Borghi fu segnata anche dal dolore: nel 1954 perse il figlio Giuseppe in un incidente automobilistico. Tre anni dopo, colpito da un ictus, morì a Comerio il 19 gennaio 1957. Alla sua scomparsa, la guida dell’azienda passò al figlio Giovanni, che ne consolidò ulteriormente lo sviluppo.

Nel 1956, un anno prima della morte, Guido Borghi era stato insignito dell’onorificenza di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana, riconoscimento ufficiale a una vita dedicata al lavoro, all’innovazione e alla crescita industriale del Paese.

La sua vicenda è rimasta viva anche nell’immaginario collettivo: nel 2014 Rai 1 gli ha dedicato la miniserie Mister Ignis – L’operaio che fondò un impero, a conferma del valore simbolico di una storia che parla di riscatto sociale, competenza tecnica e dignità operaia.

Guido Borghi non fu soltanto un grande imprenditore. Fu l’emblema di un’Italia che seppe rialzarsi, e di un Varesotto capace di accogliere e trasformare un’intuizione industriale in un successo mondiale. A Comerio, e in tutta la provincia di Varese, il suo nome resta legato a una stagione irripetibile di lavoro, ingegno e speranza.