di Fausto Bonoldi
Non c’è paese in Italia, e forse nel mondo, dove in così poco spazio siano ospitati tanti musei. Questa località, rinomata stazione di cura e soggiorno nella Belle Epoque, è Viggiù, resa famosa dalla canzone dei pompieri e dal film con Totò.
La storia del paese fa parte, si può dire, della storia dell’arte perché, grazie alle cave del territorio, fin dall’antichità si è sviluppato il lavoro dei “picasass” (gli scalpellini), attivi in tutta Europa e negli Stati Uniti, dal cui seno sono nati numerosi scultori di valore tra cui il più noto è Enrico Butti.
E proprio a Butti, docente di scultura a Brera, è intitolato il Museo, una gipsoteca che custodisce i gessi del maestro, ospitata nel parco della villa di stile eclettico in cui Butti morì il 31 gennaio 1932 ma che già sei anni prima aveva deciso di donare al Comune. Nel parco della villa si trova il padiglione che ospita il Museo del Novecento, ristrutturato e riaperto al pubblico nel 2006, che offre al visitatore un’organica antologia della scultura viggiutese più recente. Il museo fu costruito negli Anni Sessanta per volere della vedova dello scultore Giacomo Buzzi Reschini e vi si possono ammirare, oltre ai modelli in gesso dell’artista, opere di Vincenzo Cattò, Gottardo Freschetti, Luigi Bottinelli, Ettore Cedraschi e Nando Conti. Il Museo dell’Ottocento, inaugurato nel 2007, è ospitato invece dell’orangerie di Villa Borromeo, di proprietà del Comune, dove sono esposte circa ottanta opere di artisti attivi a cavallo tra il XIX e il XX secolo che giacevano dimenticate al secondo piano di Casa Butti. Sono opere di scultori come Antonio e Angelo Bottinelli, Stefano Butti, Giuseppe e Luigi Buzzi Leone, Antonio e Giosuè Argenti che hanno contribuito a far conoscere il valore degli artisti viggiutesi nel mondo.
Nelle vecchie Scuderie della nobile dimora, costruita in stile tardo-neoclassico, si trova dal 2005 il Museo dei Picasass che racconta, attraverso gli attrezzi da lavoro donati dagli ultimi scalpellini, la storia delle attività collegate alla cavatura e alla lavorazione della pietra nelle botteghe, la principale risorsa economica di Viggiù tra il XVI secolo e la metà del Novecento.
A ben vedere un quinto museo, en plein air, è l’antico cimitero, vera e propria antologia dell’arte funeraria dei maestri viggiutesi. Un’opera d’arte può essere considerato infine lo stesso centro storico di Viggiù, la cui architettura è segnata dalle case-bottega dei “picasass”.
Le immagini raffigurano la Casa Museo Butti (in copertina), il Museo degli artisti viggiutesi, l’ingresso di Villa Borromeo, il Museo dei picasass e uno dei capolavori di sculura conservati nell’antico cimitero.



