di Stefania Cipolat
Ci sono associazioni che incontri per caso o per scelta.
Altre che incrociano la tua strada come un segno, come un richiamo.
Anemos Italia Odv è una di queste: non si limita a farsi conoscere: ti attraversa, ti cambia lo sguardo sul mondo.
Da donna impegnata sul territorio, abituata a raccontare persone, realtà, energie di Varese, ho pensato spesso di aver visto tanto.
E invece no.
Perché quando ho incontrato Anna Marsella e il mondo di Anemos, ho capito quanto ancora ci fosse da imparare su ciò che significa davvero coraggio, resilienza, dedizione.
UN’ASSOCIAZIONE CHE NASCE DAL DOLORE MA SI NUTRE DI LUCE
Anemos Italia Odv porta nel nome il suo destino: ànemos, il soffio.
È il respiro che ritorna dopo una ferita.
È la vita che non si arrende.
È la forza invisibile che sostiene chi ha il compito più difficile: risorgere.
L’associazione opera sul fronte della prevenzione della violenza di genere, del contrasto al bullismo e del sostegno a chi vive fragilità silenziose.
Lo fa con professionalità, con una rete di psicologi, educatori, formatori, volontari.
Ma soprattutto lo fa con un principio che oggi sembra quasi rivoluzionario:
ascoltare davvero.
Nelle scuole, nei comuni, nelle piazze, negli eventi culturali, Anemos porta una voce chiara: “Il rispetto non si insegna a parole, si impara nelle relazioni.”
E in quelle relazioni, ogni giorno, prende forma un pezzo di futuro migliore.
ANNA MARSELLA: UNA PRESIDENTE, UNA TESTIMONIANZA, UNA DONNA CHE NON HA PAURA DI ESSERE VERA
Difficile raccontare Anna Marsella senza sentire un nodo allo stomaco.
Non è una presidente “istituzionale”, non è una figura costruita, non è una maschera.
Anna è autentica.
È una donna che ha conosciuto il dolore e ha deciso di non lasciarlo vincere.
Ha trasformato la propria storia in impegno sociale, in progetti, in incontri, in cultura del rispetto.
Quando parla — nelle interviste, agli eventi, nelle riunioni — non è solo la sua voce che ascolti.
È la voce di tante persone che non hanno potuto parlare.
È la voce di chi ancora non trova il coraggio.
È la voce di chi, grazie ad Anemos, ricomincia a respirare.
La sua leadership è fatta di gesti prima ancora che di parole:
di mani tese, porte aperte, ascolto, dignità.
IL MIO ONORE: PRESENTARE IL PREMIO ANEMOS 2025
Quest’anno ho avuto l’immenso privilegio di presentare il Premio Anemos 2025.
Un onore che porterò dentro per sempre.
Quando sono salita sul palco e ho raccontato quelle storie, quei volti, quel coraggio… ho capito che non stavo conducendo un evento: stavo accompagnando cicatrici e rinascite.
Ogni riconoscimento dato aveva alle spalle un combattimento:
contro la violenza, contro il silenzio, contro il pregiudizio.
E ogni storia una cosa in comune:
la forza di rimettersi in piedi.
La sala era piena, ma sembrava intima.
Si percepiva un’energia quasi sacra: la consapevolezza che quel premio non era un trofeo, ma un abbraccio collettivo.
E io, che da anni racconto, quella sera ho sentito qualcosa di unico:
far parte di una comunità che non volta lo sguardo, che non giudica.
È stato emozionante, profondamente.
È stata una responsabilità, certamente.
Ma soprattutto, è stato un dono.
LE DIFFICOLTÀ NON HANNO SPEZZATO ANNA, HANNO RAFFORZATO ANEMOS
Anna Marsella è stata spesso colpita da accuse personali dure e ingiuste.
Accuse che hanno tentato di screditare non solo lei, ma l’intera struttura valoriale dell’associazione.
La sua risposta?
Non rabbia.
Non scontro.
Dignità. Silenzio operoso. Fatti concreti.
Ha denunciato la falsità con fermezza, sì.
Ma soprattutto ha continuato a fare ciò che sa fare meglio:
lavorare per gli altri, con gli altri.
Anemos, invece di chiudersi, si è aperta ancora di più.
Ha inaugurato nuove sedi, ha rafforzato progetti, ha continuato a parlare al territorio con trasparenza.
Questo è il vero segno della grandezza:
non cadere, ma non smettere mai di rialzarsi.
UN’ASSOCIAZIONE CHE FA CRESCERE UNA COMUNITÀ INTERA
Anemos oggi è:
un presidio di ascolto,
un laboratorio sociale,
una palestra di educazione civica,
un luogo di cura,
una casa per chi ha bisogno di un punto fermo.
Parla ai giovani, agli adulti, agli insegnanti, alle istituzioni.
Entra nelle scuole, nelle vite, nei silenzi.
Dove c’è fragilità, Anemos porta respiro.
Dove c’è paura, porta parole.
Dove c’è buio, porta luce.
Non è solo un’associazione.
È una scelta di vita.
Raccontare Anemos significa raccontare un territorio che ha ancora voglia di credere nella solidarietà.
Restituire valore alle storie.
Dire ad alta voce che la violenza non è mai colpa di chi la subisce.
… E significa riconoscere la forza di una donna, Anna Marsella, che con il suo esempio tiene insieme un’associazione intera.
Per me raccontare Anemos è stato — ed è — un privilegio umano prima che professionale.
Un percorso che mi ha emozionata, arricchita, resa più consapevole del valore immenso che può avere una comunità che non volta lo sguardo.
Anemos è respiro.