di Fausto Bonoldi
Il 13 dicembre 1954 Antonio Zamberletti, per tutti semplicemente “Carlo”, apriva in corso Matteotti il Caffè Pasticceria Zamberletti, destinato a diventare uno dei luoghi simbolo della città di Varese.
Non si trattò soltanto dell’apertura di un nuovo esercizio commerciale, ma dell’inizio di una storia che avrebbe intrecciato gusto, cultura, memoria e identità cittadina.
La vicenda del Caffè Zamberletti è indissolubilmente legata a quella del Dolce Varese, una delle rarissime specialità dolciarie davvero autoctone del territorio. Il dolce nacque nel 1953, un anno prima dell’apertura del locale, nel laboratorio che il padre di Angela Zamberletti aveva in via Manzoni. L’idea fu suggerita dall’architetto Bruno Ravasi, che propose di creare un dolce simbolo della città, da avvolgere nella caratteristica Carta Varese, così da fondere gastronomia, arte e tradizione artigiana.
Negli spazi di corso Matteotti, prima dell’arrivo degli Zamberletti, aveva operato fino al dicembre del 1954 uno dei locali più celebri della Varese ottocentesca e novecentesca: il Caffè Cavour. Nato nel XIX secolo e appartenuto ad Angelo Guarnieri, passò poi nel Novecento a Luigi Giussani, diventando un punto di riferimento non solo commerciale ma anche sociale e culturale. Il suo dehors era sempre affollato, e il locale entrò a pieno titolo nella storia del costume cittadino.
I varesini più anziani ricordano ancora oggi le eleganti vetrate in cristallo e le boiserie in legno di mogano, così come la clientela composta da intellettuali, professionisti e uomini di cultura.
Il compianto Maniglio Botti raccontava, insieme a Massimo Lodi, biografo di Giovanni Bagaini, che proprio sui tavolini del Caffè Cavour il fondatore della Cronaca Prealpina scriveva i suoi articoli di fondo, che un fattorino ritirava poi dalla redazione situata nell’edificio del Cinema Lyceum, in via Bernascone.
Quando nel dicembre 1954 fu svelato il nuovo Caffè Zamberletti, i varesini rimasero sorpresi dall’arredamento, allora considerato ultramoderno, ma che con il passare dei decenni è divenuto un classico, entrando nell’immaginario collettivo della città. Il salone superiore, in particolare, si è affermato come uno spazio accogliente per incontri culturali e momenti di confronto: ha ospitato gli incontri del Premio Chiara, i celebri “Salotti” di Mauro della Porta Raffo e il “Caffè della cultura” di Bruno Belli.
Oggi, con il meritato riposo di Angela Zamberletti, dopo sessantasei anni di lavoro nel locale, si chiude simbolicamente un lungo capitolo di dedizione, passione e continuità familiare. Ma la storia del Caffè Zamberletti e del Dolce Varese resta impressa nella memoria della città come esempio di come un luogo possa diventare anima, racconto e identità di un’intera comunità.