Barbareschi, zero cultura a Varese? La nostra città merita una pagella migliore!

Villa Mirabello. Foto di Paola Molinari

di Carla Tocchetti

Caro Barbareschi, trenta secondi di battutine in tv su Varese e hai scatenato una piccata, ma giusta, sommossa tra gli operatori culturali in città.

“Varese, la città meno colta d’Europa” hai detto con il sorrisetto da milanese in trasferta, nella trasmissione “Allegro ma non Troppo” in diretta domenica sera su Rai 3. “Varese, dove si mangia solo formaggio sott’olio e alborella, cittadina magnifica dove io ho vissuto; ma dopo Guttuso e Chiara, zero cultura”.

E ci hai lasciato sospesi così, prima di essere interrotto e non riprendere più l’argomento. Lasciando perdere il fatto che ogni boutade, soprattutto in una trasmissione di intrattenimento, lascia il tempo che trova, forse la tua Varese è uno sbiadito ricordo, ma ti ringraziamo per averci fatto soffermare e confrontare se davvero è quella l’immagine della città oggi.

Il giornalista Pisati ha rilanciato la tua boutade dalle pagine della Prealpina a operatori culturali da tempo accreditati in città. Hanno risposto a caldo Mauro della Porta Raffo, negli ultimi 26 anni promotore di circa trecento Salotti con ospiti VIP a livello nazionale, Andrea Chiodi da 17 anni regista di rassegne teatrali a Sacro Monte, Filippo de Sanctis da 22 anni direttore del Teatro Varese ex Apollonio ora Intred, Massimo Lazzaroni fondatore 22 anni fa del festival di cortometraggi Cortisonici.

Oltre al commento “internazionale” da Elisabetta Pellini attrice cresciuta in città e residente in Svizzera, non sono mancate le parole di Enzo Laforgia da cinque anni assessore di Varese tra alti e bassi, il quale esordisce: “È scontato dirlo, ogni città ogni borgo ha una storia millenaria, e Varese non fa eccezione”.

Forse in una Milano del marketing e dell’immagine, l’assessore avrebbe dato ai lettori una risposta convinta sulla unicità della sua città, in funzione di quel ruolo chiave dalla cui disponibilità di risorse e location dipende la programmazione cittadina. Programmazione che nel sito del Comune varesino non è consultabile al momento in cui scriviamo, nonostante Lisa, la supertecnologica assistente virtuale.

Eppure caro Barbareschi, a chi Varese la vive per davvero dal punto di vista culturale, il tuo zero in pagella ha lo spessore di uno sketch del Milanese Imbruttito, perché, parlando seriamente, noi quel voto non sentiamo proprio di meritarlo. Al contrario, sono tanti i segnali che Varese sta mandando, affermando la sua nuova identità, lontanissima dallo stereotipo di città polverosa dove “non accade mai niente”: una realtà molto più attuale e sfaccettata di quello a cui siamo abituati a pensare.

Tre esempi tra i primi che vorrei portarti in questo poco spazio, riferendomi al 2025: innanzitutto, in un’epoca che ci assedia con la virtualità, Varese è una città che ama il dialogo diretto con gli intellettuali del nostro tempo. Tutto esaurito nel 2025 per i pensatori Federico Faggin e Umberto Galimberti, e per Giulio Facchetti, accademico e linguista, con i giornalisti di vaglia al prezioso Festival Glocal (Calabresi, Leoni, Mazza, etc.), con lo scrittore Girgenti e Amalia Ercoli Finzi tra i fittissimi appuntamenti del Premio Chiara. Seguitissimi anche gli interessanti incontri organizzati da Bassani e Irace dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Varese con il giapponese Yuma Shinohara, Crespi, Ermentini e Cappellato; dalla Varese Design Week con i designer Aldo Cingolani e Riccardo Blumer; dalla Varese Nascosta con Mauro della Porta Raffo o i miei ritratti storici attualizzati, dedicati a Liala e Rosa Genoni. Il segreto è rendere l’appuntamento una consuetudine culturale, avvicinando i cittadini ai meravigliosi spazi della città: eventi che si contraddistinguono da un intenso passaparola, forse ancora troppo pochi, certo, ma che si possono implementare.

Varese, caro Barbareschi, è anche una piccola Città della Musica, grazie al pubblico che segue appassionatamente le tante proposte in gioco durante l’anno. Pilastro indiscusso della classica resta la Stagione Musicale Comunale, con orchestre e solisti di altissimo livello a San Vittore e in Salone Estense. Quest’anno è stata proposta anche una stagione di musica da camera, alternata a incontri-dialogo con l’arte contemporanea internazionale, nel prezioso scrigno della Fondazione Marcello Morandini. Se verrai a Varese (ma ricordati di prenotare perché sono sempre sold out!) non dimenticare il delizioso programma “La Musica degli Angeli” coordinata da Chiara Nicora, che da anni ci porta a apprezzare le piccole chiese o luoghi storici minori con proposte inedite e di qualità. Oppure i nostri due festival tematici “Solevoci” e “Gospel & Soul” che hanno ampliato il pubblico portando artisti internazionali e workshop. A Villa Panza, una perla del FAI che il mondo ci invidia, quest’anno la programmazione di mostre ha integrato concerti e performance sonore nell’ambito del progetto più sperimentale Ars Sonora. Mancherebbero spazi e sostegno per la musica più giovane, sì, questo è stato segnalato con forza, ma siamo fiduciosi che si possa recuperare.

Vorrei anche dirti che è sul piano dell’immagine e della comunicazione che Varese sta dando i segnali più forti: è una città che vuole uscire (finalmente) dall’anonimato, e scardinare lo stucchevole stereotipo del provincialismo. Non sarà una metropoli e nemmeno può contare sulla risorse di una metropoli, ma Varese ha ben chiara l’immagine che vuole proporre e lo fa raccontando tutti i microcosmi che la compongono attraverso una infrastruttura sempre più viva di testate digitali e progetti multimediali che integrano audio, video e narrazione locale.

Sicuramente la nostra VareSempre, il giornale online nato da pochi giorni e con record di consultazioni, sta portando una nuova voce culturale in città grazie alla sua natura social, alla capacità di riparlare della storia, alla apertura al nuovo, e all’attenzione ai giovani. Fattori che stanno stimolando la nascita di nuove dinamiche e alleanze: in molti hanno già colto l’opportunità di fare rete e valorizzarsi a vicenda, percorrendo insieme nuovi canali e nuove forme di comunicazione. Grazie al neodirettore Antonio Franzi, Radio Missione Francescana (RMF) ha introdotto on air inedite e importanti pagine di giornalismo culturale (recentissime: l’operazione Faggin e il sequestro di Emanuele Riboli) rilanciate anche via Spotify e Whatsapp. La testata Varesenews nel 2025 ha germinato Radio Materia, web radio legata al progetto della nuova sede castronnese fulcro di incontri di attualità e presentazioni d’autore, e propone interessantissime storie di persone e comunità locali. Radio Village Network, web radio varesina nata per raccontare sport, musica e eventi locali propone un palinsesto digitale accessibile da app e browser, con copertura dei sempre più numerosi eventi sportivi e associazionistici che attraversano letteralmente la città. Varesefocus, l’ottima rivista legata a Confindustria Varese, quest’anno ha rinnovato sito e blog raggiungendo i lettori anche tramite newsletter con argomenti di economia generale e società, dando visibilità alle storie degli imprenditori locali. Inoltre la storica struttura televisiva di Rete 55, nella nuova sede più vicina alla città, è sempre più sul pezzo per notizie e interviste su contenuti locali sostenuti dalla consueta forte attitudine social.

Vale anche la pena ricordare tra l’altro, caro Barbareschi, che la città di Varese è in marcia (con La Provincia capofila, Gallarate, Busto e Saronno) per conquistare il trofeo di Varese Capitale Italiana della Cultura 2030; sono già in corso co-progettazioni con oltre 150 portatori di interesse a livello provinciale, supportate da un finanziamento della Fondazione del Varesotto di 2,4 milioni di euro. Varese, si è assunta il compito di promuovere la cultura del paesaggio legata al turismo e alla sostenibilità e dovrà dimostrare di farlo nel modo più efficace, inclusivo e innovativo. Ce la faremo? innanzitutto la Varese culturale è una città che, forse in punta di piedi, sta muovendo risorse umane, finanziarie e tecnologiche come mai prima, confermando che siamo usciti dai rallentamenti delle problematiche pandemiche, suggerendo tra l’altro che si sta affermando una economia privata legata alla cultura, svincolata dall’assistenzialismo e dalla gratuità.

Cosa manca a Varese per mettere il turbo? Sono personalmente convinta che è sulla qualità delle donne e degli uomini che Varese giocherà la sfida del futuro anche culturale. Da “città del fare”, ci aspettiamo che vengano da subito attivate tutte le opportunità di formazione in campo progettuale, organizzativo e comunicativo a favore degli operatori culturali locali, soprattutto se giovani e provenienti dalla nostra Università. Perché hanno tutto il diritto di crescere e desiderare di sperimentarsi nella città a cui appartengono, perché possano decidere di non emigrare ma di restare e costruire qui, con la loro visione ed energia, i mestieri del futuro.

Ti aspettiamo, carissimo, ma non per farti mangiare le alborelle del lago: la pesca è vietata! Ma per raccontarti tutte le cose belle di Varese che non immagini neppure, e che potresti anche raccontare al microfono della tua trasmissione.

A presto, dunque, con viva cordialità
Carla Tocchetti