L’11 maggio 1913 il Comune di Varese consegnò una medaglia d’oro a Clemente Maggiora, definendolo ufficialmente “il primo aviatore varesino”. Un riconoscimento importante, in anni in cui il volo rappresentava ancora una conquista pionieristica, fatta di coraggio, sperimentazione e rischio.
Oggi il suo nome è ricordato anche a Calcinate del Pesce, dove una strada gli è dedicata, non lontano da via Dal Molin.
Clemente Maggiora era nato il 3 aprile 1887 a Castagnole Monferrato, in provincia di Asti, ma si trasferì ancora bambino a Varese insieme alla famiglia, che aprì in città un’attività di commercio di vini all’ingrosso, rimasta operativa fino al secondo dopoguerra.
Dal maggio 1907 all’ottobre 1910 svolse il servizio militare nei Lancieri di Mantova. Fu proprio in quegli anni che maturò la passione per il volo e la decisione di diventare pilota, in un’epoca in cui l’aviazione muoveva ancora i suoi primi passi. Il brevetto arrivò il 27 ottobre 1911 a Vizzola Ticino, dove Gianni Caproni, insieme all’ingegner De Agostini, aveva fondato una società per la costruzione di aeroplani e una scuola di pilotaggio.
Le sue capacità furono subito notate dallo stesso Caproni, che lo volle come istruttore e collaudatore. Maggiora iniziò così una intensa attività di volo sperimentale, spesso pericolosa e non priva di incidenti. La “Cronaca Prealpina” seguì con grande attenzione le sue imprese, contribuendo a trasformarlo in uno dei simboli locali dell’aviazione nascente.
Tra gli episodi più ricordati vi fu l’atterraggio sul lago di Ghirla ghiacciato, nel gennaio del 1914, che attirò una folla enorme. In quel periodo Maggiora lavorava già come collaudatore per la nuova società nata dalla collaborazione tra la Macchi e i francesi della Nieuport, con base alla Schiranna. Due anni prima, il 3 marzo 1912, aveva inoltre compiuto uno dei voli più audaci dell’epoca: un decollo e atterraggio notturni nella brughiera gallaratese, considerato un evento eccezionale per quei tempi.
La sua carriera si interruppe tragicamente il 16 maggio 1918. Aveva appena 31 anni quando perse la vita durante il collaudo di un nuovo modello di caccia. Varese partecipò in massa ai funerali solenni, segno dell’affetto e dell’ammirazione che la città nutriva per lui.
Le sue spoglie riposano oggi nel cimitero monumentale di Giubiano, dove continua il ricordo di uno dei pionieri dell’aviazione legati alla storia varesina.

