«È stato un secondo padre, il mio maestro». Luigi Bombaglio nel ricordo del nipote

di Fabio Bombaglio

Luigi, all’anagrafe, era mio zio.
Ma poiché mio papà si ammalò gravemente e irreversibilmente quando io ero poco più che un ragazzo, Luigi fu anche il mio secondo padre: quello con cui si litiga a sedici anni, quello a cui si spiega come si cambierà il mondo.

È stato mio maestro nella professione, poi socio e poi – semplicemente – l’uomo di cui ti fidi e che stimi sempre, comunque. Con mio padre fu anche scambio di favori e di destini.
Luigi partì volontario per la guerra nel 1940; fu fatto prigioniero dagli inglesi a Bardia e rimase internato in India, a Yol, come POW non cooperante, fino al novembre 1946. Quando partì aveva lasciato una figlioletta di un anno, Franca, e così mio padre divenne per lei un secondo papà. Credo sia anche per questo che Franca ed io ci siamo sempre sentiti più fratelli che cugini.

Nel 1947, a seguito di un incidente automobilistico in cui trovò la morte Rino Bulgheroni, Luigi fu dato per morto. Era notte, giaceva disteso sull’asfalto e i primi soccorritori lo avevano già coperto con un telo. Un medico che abitava lì uscì in strada, si accorse che respirava ancora e lo salvarono.

I miei primi ricordi sono le cene dalla nonna, la domenica sera: la nonna stessa, con la fida Emma – principio motore e autorità assoluta –, i due figli con le rispettive consorti e i figli dei figli.
La collaborazione professionale con lui e con l’avvocato Aldo Guzzi – sodalizio iniziato nel 1937 – fu sempre serena. Settimanalmente ci riunivamo per discutere le pratiche in corso e mi facevano “sentire grande”, chiedendomi punti di vista e ascoltandomi con attenzione.
Luigi fu attivo nella costruzione del Centro di Tutela Minorile, sempre disponibile per incarichi gratuiti e, al tempo stesso, seguito da una clientela di altissimo livello. Fu nominato Giudice aggregato della Corte Costituzionale per il processo Lockheed e quella storica sentenza reca anche la sua firma.
Appassionato di politica da sempre, non rinnegò mai nulla. Per decenni fu consigliere comunale e provinciale del MSI e ricordo numerose espressioni di stima per il Luigi “politico”, fra tutte quelle del capogruppo consiliare del PCI Ambrogio Vaghi, ricordate nel suo Un Cardinale Rosso a Varese.
Di Luigi mi ha sempre affascinato – e, per quanto nelle mie capacità, ho cercato di far mio – il suo modo di parlare con tutti, soprattutto con chi non era affatto d’accordo con lui. Perché una persona è una persona e, quando c’è valore, quel valore resta intatto anche se non la pensa come te. Questo suo rapporto con il prossimo emerge chiaramente in Varese che sfugge, volume di storie, miti e aneddoti varesini: una dichiarazione d’amore che corona una vita di scritti, poesie dialettali e “bosinate” regalate agli amici.

Ci lasciò nel marzo del 1995.
A ricordarlo, in piazza Forzinetti – Aldo e Luigi Forzinetti gli furono amici – ci sono un mosaico di Vittore Frattini e una targa con un suo verso:

«Più della toga il cuore.
Più della legge l’amore.
Dio non usa il codice per giudicare»
Luigi Bombaglio
Avvocato
1911 – 1995