Luigi Bombaglio, un grande varesino. Uomo di cultura e di poesia

La memoria è fondamentale. Quando parliamo di tradizioni, forse non ci rendiamo conto che la prima tradizione che dobbiamo onorare è quella più vicina a noi: trasmettere gli insegnamenti di chi ci ha cresciuti e accompagnati nella vita.

Portare avanti la memoria è quindi un dovere umano primario.

Un esempio virtuoso è quello dell’avvocato Fabio Bombaglio, che preserva il ricordo vivo e presente di suo zio, lo storico avvocato varesino Luigi Bombaglio.

Luigi Bombaglio

Luigi Bombaglio appartiene a quella generazione di uomini per i quali il lavoro, la famiglia e la dignità personale costituivano un tutt’uno inscindibile. La sua vita si è svolta all’interno di un contesto popolare e profondamente umano, fatto di relazioni sincere, sacrifici quotidiani e di una cultura tramandata più con l’esempio che con le parole.

Uomo concreto, riservato ma capace di una profonda sensibilità, Luigi ha attraversato il Novecento portando con sé valori semplici e solidi: il rispetto, l’onestà, l’attenzione verso gli altri. Accanto alla dimensione pratica della vita, coltivò una vena poetica autentica, espressa soprattutto nel dialetto, lingua dell’anima e della memoria, capace di restituire con immediatezza sentimenti, ironia e malinconia.

La poesia, per Luigi Bombaglio, non era esercizio letterario ma gesto spontaneo: un modo per fissare ricordi, osservare il mondo, sorridere delle piccole disgrazie e custodire la tenerezza delle cose semplici.

Le poesie di Luigi Bombaglio

Natal 1943

Natal de guerra
sparà e fass spora
mazzà e fass mazzà.
E pas ai omen de bona volontà.
Natal de presonèe
parent e amis lontan
ier, incoeu, doman
a piang la libertà.
E pas ai omen de bona volontà.
Natal di foeu,
bagaj anmò incoscent
senza discerniment…
Eè forsi domà la
la pas di omen de bona volontà.

Traduzione italiana

Natale di guerra,
sparare e farsi sparare,
uccidere e farsi uccidere.
E pace agli uomini di buona volontà.
Natale di prigionia,
parenti e amici lontani,
ieri, oggi, domani
a piangere la libertà.
E pace agli uomini di buona volontà.
Natale di fuoco,
ragazzi ancora incoscienti,
senza discernimento…
E forse domani
la pace degli uomini di buona volontà.

Oh, el me presepp

Oh, el me presepp
de quand seri on fiorell
’me l’era bon
’me l’era bell!
Pur anca se ’l bambin
l’ha scapà via on brascin
borlandogh giò di man
del me pover fredell,
’me l’era bon
’me l’era bell!
La Madonna, tuta assorta
la s’era mai accorta
e nanca San Giusepp
d’avegh el foeu un po scepp.
E nanca el boeu e l’asnin
che staven lì visin
per fà de radiatur
e scaldà su ’l Signor
aveven vist nagott:
eppur el s’era rott!
Per lor l’era anmò quell…
’me l’era bon
’me l’era bell!
Hoo regalà ’l presepp,
ma per portam fortuna
me sont tegnüü el bambin
insema a la soa cuna:
a l’è on po ruvinà
ma, in fond, a pensi mi,
col brasc che gh’è restaa
’l pòo semper benedì
’me quand s’eri on fiorell…
’me l’era bon
’me l’era bell.

Traduzione italiana

Oh, il mio presepe,
di quando ero un bambino,
era bello,
era proprio bello!
Anche se il Bambino
era scappato via in un attimo,
scivolando giù di mano
al mio povero fratellino,
era bello,
era proprio bello!
La Madonna, tutta assorta,
non se n’era nemmeno accorta,
e neppure San Giuseppe
di avere il fuoco un po’ spento.
E nemmeno il bue e l’asinello,
che stavano lì vicino
a fare da termosifone
per scaldare il Signore,
avevano visto nulla:
eppure si era rotto!
Per loro era ancora quello…
era bello,
era proprio bello!
Ho regalato il presepe,
ma per portarmi fortuna
mi sono tenuto il Bambino
insieme alla sua culla:
è un po’ rovinato,
ma in fondo, a pensarci bene,
con il braccio che gli è rimasto
può sempre benedire
come quando ero un bambino…
era bello,
era proprio bello.