Tommaso Becket, l’Ospedale del Nifontano e l’ipotesi di una presenza Templare a Varese
Il 29 dicembre si ricorda San Tumàas, ovvero Tommaso Becket di Conturbia, arcivescovo di Canterbury e martire, antico patrono dell’Ospedale del Nifontano.
Una dedicazione che, oltre al valore religioso, apre interrogativi storici più ampi, fino a suggerire una possibile presenza o influenza Templare nel territorio varesino.
San Tommaso Becket: il santo del conflitto tra Chiesa e potere
Tommaso Becket nacque a Londra tra il 1118 e il 1120. Dopo gli studi a Parigi, intraprese una brillante carriera ecclesiastica che lo portò a diventare cancelliere del Regno d’Inghilterra sotto Enrico II. Nel 1162 fu nominato arcivescovo di Canterbury, ma da quel momento si trasformò da uomo del re a strenuo difensore dell’autonomia della Chiesa.
La sua opposizione alle Costituzioni di Clarendon, che miravano a sottomettere il clero al potere secolare, gli costò l’esilio in Francia per sei anni. Tornato in patria, fu assassinato il 29 dicembre 1170 all’interno della Cattedrale di Canterbury. Il suo martirio ebbe un’eco enorme in tutta Europa. Fu canonizzato nel 1173, appena due anni dopo la morte.
Un culto europeo, fortemente radicato anche in Italia
Il culto di San Tommaso di Canterbury si diffuse rapidamente lungo le vie di pellegrinaggio medievali, trovando accoglienza in numerosi territori italiani. Chiese, cappelle, ospedali e opere d’arte ne testimoniano la devozione già dal XIII secolo.
Becket divenne simbolo di:
- fedeltà alla Chiesa
- resistenza all’abuso del potere temporale
- sacrificio e martirio
Valori che non furono casualmente centrali anche per ordini religiosi cavallereschi, come quello dei Templari.
Il Nifontano: ospedale, pellegrini e simboli
L’Ospedale del Nifontano, fondato nel 1173 da frate Alberto da Bregnano, nacque proprio negli anni immediatamente successivi alla canonizzazione di Becket. Era destinato all’assistenza di malati, poveri e viandanti, una funzione tipica delle strutture sorte lungo le direttrici medievali di transito.
Per secoli, sulla facciata del complesso in quello che oggi è viale Europa, era visibile un affresco settecentesco raffigurante San Tommaso di Canterbury e San Giovanni Evangelista, a memoria del patronato. L’opera, datata 1754 e attribuita a Giovanni Battista Ronchelli, è documentata da:
- una fotografia in bianco e nero (anni precedenti)
- una foto a colori degli anni Ottanta.
Un affresco scomparso, una memoria cancellata
Purtroppo l’affresco è oggi scomparso, coperto o distrutto, tra l’indifferenza generale. Con esso è venuto meno un segno visibile di una storia più antica e complessa, che meritava tutela e approfondimento.
L’ipotesi Templare a Varese
Proprio la dedicazione a San Tommaso Becket, unita alla funzione ospedaliera del Nifontano e alla sua collocazione storica, ha portato a ipotizzare un legame con reti templari o con il loro universo simbolico e spirituale.
I Templari, attivi in Lombardia tra XII e XIII secolo:
- proteggevano pellegrini e viandanti
- gestivano strutture assistenziali
- mostrarono attenzione verso santi simbolo della difesa dell’autonomia ecclesiastica
Non esistono, allo stato attuale, prove documentarie definitive di una presenza Templare diretta a Varese. Tuttavia, la scelta del santo, il periodo di fondazione dell’ospedale e il contesto europeo rendono questa ipotesi storicamente plausibile e degna di ulteriore ricerca.
Una domanda ancora aperta
San Tommaso Becket non è solo una figura della storia inglese, ma un tassello della memoria varesina. La sua presenza al Nifontano invita a rileggere il passato della città con maggiore attenzione, interrogandoci su ciò che è stato dimenticato, cancellato o mai davvero indagato.
Nota sulla ricostruzione dell’affresco:
Le immagini proposte (foto 3, 4 e 5), rappresentano una ricostruzione ipotetica fedele, realizzata partendo esclusivamente dalle fotografie storiche dell’affresco del Nifontano (in particolare la foto in bianco e nero e quella a colori degli anni Ottanta).
Il lavoro si è basato sui contorni delle figure, sulle posture ancora leggibili – la figura di sinistra più grande, con il capo rivolto verso l’alto e il braccio alzato, e quella di destra più piccola e fortemente curva – e sull’assenza di attributi certi, volutamente non reintegrati. Come spesso accade nei nostri lavori, La Varese Nascosta ha scelto di utilizzare l’intelligenza artificiale come strumento di supporto, non per inventare, ma per provare a restituire ciò che oggi non è più visibile, mantenendo una resa volutamente non nitida, coerente con lo stato dell’originale e priva di abbellimenti o aggiunte arbitrarie.
Fonti:
gruppo Facebook “Vecchia Varese” https://www.facebook.com/share/p/1C6L5dmksS/




