Il 25 luglio 1943, alle 2.30 del mattino, il Gran Consiglio del Fascismo, massimo organo collegiale del regime, si riunì e votò l’ordine del giorno presentato dal ministro Dino Grandi, che prevedeva la sfiducia a Benito Mussolini.
Edda Mussolini, vedova Ciano, Contessa di Cortellazzo e Buccari (Forlì, 1º settembre 1910 – Roma, 8 aprile 1995), fu la primogenita di Benito Mussolini e Rachele Guidi. Il 24 aprile 1930 sposò Galeazzo Ciano, da cui ebbe tre figli: Fabrizio (1931–2008), Raimonda (1933–1998) e Marzio (1937–1974).
La notte del 25 luglio 1943, Ciano votò l’ordine del giorno Grandi, che portò all’arresto del suocero e alla nomina di Badoglio. I Ciano, già sotto controllo, rimasero a Roma, ma il regime repubblicano li accusò di tradimento.
Iniziò così la tragedia di Edda, che tentò di salvare il marito offrendo i suoi Diari come merce di scambio. Prima della fucilazione di Ciano, l’11 gennaio 1944, Edda fuggì dalla clinica “La Ramiola” di Parma e pernottò sotto falso nome all’albergo “La Madonnina” di Cantello (VA).
Il 9 gennaio varcò clandestinamente il confine svizzero da Stabio, presentandosi infine come Edda Ciano e ottenendo asilo. Ospitata nel convento di Neggio, venne poi espulsa e confinata a Lipari.
Grazie all’amnistia del ministro Togliatti fu liberata. Trascorse gli ultimi anni tra Roma e Capri. Morì nel 1995 ed è sepolta a Livorno accanto al marito.

