Il 7 agosto 1735 venne affidato ai fratelli Buzzi di Viggiù il nuovo altare maggiore di San Vittore

Il 7 agosto 1735 la Fabbrica della collegiata di San Vittore compì una scelta destinata a lasciare un segno profondo nella storia artistica di Varese: affidò ai fratelli Carlo Gerolamo, Giuseppe ed Elia Vincenzo Buzzi, celebri maestri del marmo di Viggiù, la realizzazione del nuovo altare maggiore progettato dall’architetto Bartolomeo Desiderio Michele Bolli.

I Buzzi appartenevano a una delle più prestigiose famiglie di artisti del territorio. Dalle cave e dalle botteghe di Viggiù uscivano opere che raggiungevano chiese e palazzi di tutta la Lombardia, mentre Elia Vincenzo era già uno stimato scultore della Fabbrica del Duomo di Milano.

Il loro incarico diede vita a uno dei massimi capolavori del barocco varesino: un monumentale altare in marmi policromi, arricchito da colonne, statue, bronzi dorati e da un magnifico tabernacolo, ancora oggi protagonista del presbiterio della Basilica di San Vittore.

Curiosamente, pochi giorni dopo, il 10 agosto 1735, un documento conservato nell’Archivio della Fabbrica di San Vittore formalizzò il contratto, definendo tempi, modalità di esecuzione e obblighi dei tre fratelli. È questo atto che ha permesso agli storici di ricostruire nei dettagli una delle più importanti imprese artistiche del Settecento varesino.

I lavori durarono circa sette anni e si conclusero nel 1742, consegnando alla città un’opera che, quasi tre secoli dopo, continua ad affascinare fedeli, studiosi e visitatori.

Un’altra pagina della storia di Varese che merita di essere conosciuta e custodita.