di Bruno Belli
Come abbiamo ricordato in precedenza, sul territorio di Masnago esistevano, attorno all’XI secolo, alcune torri: lo storico Luigi Brambilla, tra l’altro, nel suo volume «Varese e suo circondario» (1874), ipotizza che attorno all’antica chiesa del borgo sorgesse già un centro abitato circondato da una fortificazione. Si tratta di una delle pochissime fonti che attestano come Masnago appartenesse ad un complesso difensivo – il «castrum Massenaci» è documentato già esistente nel 1015 – che è quello del «limen» longobardo, di cui la Torre del Castello di Masnago era uno dei fulcri: gli altri erano la «Torre di Velate», il borgo fortificato che sorgeva sulla vetta del Sacro Monte e la torre che si trovava sul Monte S. Francesco sopra Velate (si veda l’articolo n. V di questa storia dello scorso 11 febbraio).
L’origine antica del borgo di Masnago è attestata anche nella «Casa-torre» che si trova ai piedi della collina di fronte alla chiesa parrocchiale (oggi sull’angolo tra via Caracciolo e piazza Ferrucci): tale costruzione presenta alcune analogie con la Torre del Castello ed è collegata al fortilizio non più esistente (ma riconoscibile) da una spina di edifici di origine medievale che oggi sono rappresentati, soprattutto, dal nucleo di abitazioni che ricordano il borgo quattrocentesco, situate al civico 24 di via Cola di Rienzo. Si possono vedere ancora piccole finestre a sesto acuto chiuse con impannate lignee, l’ingresso “strozzato” al nucleo abitativo ed il selciato antico.
La Torre quadrata del Castello di Masnago, quindi, è l’elemento più antico del complesso, al quale si aggiunsero, in epoche successive, le altri parti che ne costituiscono l’assetto attuale.
Importate, prima di trattare brevemente la storia dell’edificio e gli elementi di pregio, è fermarsi ad osservare la torre: essa fu costruita con materiale di recupero, come pietre lavorate più antiche, altre spaccate, alcuni ciottoli e come siano gli spigoli ad essere marcati da grosse pietre meglio lavorate. Durante i restauri degli anni Novanta del secolo scorso, sono state lasciate a vista alcune buche servite ai ponti di costruzione, che probabilmente sorreggevano i pali di una scala di legno utile a raggiungere la porta finestra del primo piano. La corona dei merli che la decora non è originale: essa fu aggiunta a fine del XIX secolo per rievocare l’antica funzione difensiva dell’edificio. Non è ancora chiaro se la torre fosse un elemento isolato o se alla struttura si appoggiassero già tra l’XI ed il XIV secolo alcuni edifici coevi, ipotesi tutt’altro che da scartarsi, tenendo conto che è presente una feritoia interna nel Castello collocata tra le due stanze che si affacciano sul lato orientale.
A questa parte più antica fu proprio nel XV secolo, particolarmente fiorente in Varese e nel circondario come abbiamo già ricordato, che si aggiunsero le strutture poste a sud est dove furono realizzate le sale affrescate di rappresentanza che sono tuttora alcuni dei più bei locali da visitare e che conferirono al Castello la caratteristica pianta ad «L» aperta sulla corte. L’impianto quattrocentesco conserva ancora le tracce di un portico che si affacciava sul cortile, probabilmente chiuso durante il XVIII secolo. Infatti si vedono ancora incassate nel muro le colonne quattrocentesche ed alcuni lacerti di un affresco dove si riconosce una figura maschile con in mano un libro e un bastone. Quindi, nel XV secolo l’ingresso era posto dove si trova adesso il cortile, al quale si accedeva tramite l’androne a nord tuttora utilizzato.
Nel XV secolo il Castello fu residenza di un ramo collaterale di una tra le più illustri casate lombarde, i Castiglioni, dal cui medesimo ramo nacque il celeberrimo Branda Castiglioni, vescovo umanista che diede impulso, durante il rinascimento allo sviluppo di Castiglione Olona.
Un avanzo d’iscrizione graffita sulla sinistra del portone principale d’ingresso al cortile di cui si può leggere soltanto l’ultima riga, «MCCCCLXXXXIX» (1499), ricorderebbe il pernottamento del re di Francia Ludovico XII, ospite dei Castiglioni.
All’inizio del XX secolo la casata Castiglioni si estinse e nel 1934 il castello fu acquistato da Angelo Mantegazza, al quale si deve la scoperta e il recupero degli affreschi nel 1937, come ricordato dalla lapide nell’atrio d’ingresso. Negli anni sessanta fu ereditato dalla famiglia Panza che nel 1981 lo cedette al Comune che lo adibì a «Museo di Arte moderna e contemporanea» il cui patrimonio si fonda su numerosi lasciti: tra le maggiori acquisizioni si ricordano qui quella di Amelia Bolchini De Grandi (1965), del notaio varesino Giuseppe Bonazzola e del patologo Luigi Villa. La collezione di opere comprende dipinti, sculture, oggetti pregevoli e d’illustri artisti.
Le sale contengono un importantissimo ciclo pittorico che è stato definito dagli storici dell’arte «un’ammirevole pagina di arte lombarda» e «un prezioso museo della pittura più originalmente lombarda della metà del Quattrocento» (F. Wittgens, in «Bollettino d’arte del Ministero» dell’Ente Nazionale, 1938, pagg.317 e seguenti).
Il ciclo contenuto nella sala terrena, conosciuta come «Sala degli Svaghi» è costituito da scene di caccia: la partenza di una nobile coppia di cavalieri seguiti da un servo che regge le panie sulle spalle e scene di costume tra cui gruppi di dame in una barca, cavalieri in giardino ed, infine, sulla parte centrale una gentildonna che suona un organo all’ombra di un tendone damascato sul quale sventola una bandierina con lo stemma della famiglia Castiglioni (affresco pregevolissimo). A proposito di quest’affresco è stata formulata l’ipotesi circa la committenza: essa sarebbe dovuta Maria Lampugnani (probabilmente la dama rappresentata), moglie di Giovanni Castiglioni che dopo la morte del marito divenne la proprietaria del castello (1443-1453). Come ricorda Mario Bertolone «le acconciature femminili e le scene di gioco richiamano gli affreschi milanesi di Casa Borromeo» e costituiscono così un caposaldo della pittura cortese lombarda.
La grande sala del piano superiore è conosciuta come «Sala dei Vizi e delle Virtù», una «visione fiabesca» secondo Bertolone. Entro riquadri suddivisi da colonnine gotiche, è rappresentata, con uno stile originalissimo, una singolare allegoria delle Virtù e dei Vizi, rappresentati da dame: sulla parete sinistra sono dipinte «Invidia Carità Ingratitudine», «Pigrizia Sollecitudine Accidia», «Ubriachezza Temperanza Gola», quindi, sulla centrale, «Prudenza, Umiltà Superbia», «Avarizia Liberalità Prodigalità», «Lussuria Castità Ira»; sulla parete a destra «Pazienza-Disperazione, Giustizia»; sulla parete d’ingresso «Speranza e Fede».
Nell’adiacente Cappella vi sono affreschi quattrocenteschi di pregio, mentre la «Sala della musica» o «Studiolo» ed una bella camera a colonne contengono delicate pitture cinquecentesche»: ogni locale presenta bellissimi soffitti intarsiati e grandi camini.
Bibliografia minima (per approfondire):
- AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
- Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
- Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni,Milano, Faccioli, 1952
- Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
- Luigi Brambilla, Varese e il suo circondario, Varese, Tipografia Ubicini, 1874
- Luigi Borri, Documenti Varesini, Varese, Macchi e Brusa Editori, 1891
- Liliana Castelfranchi, Gli affreschi quattrocenteschi del castello di Masnago, Milano, Bramante, 1967
[Le singole foto, alcune tratte dalle pubblicazioni in Bibliografia, altre di mia proprietà o reperite nel web sono accompagnate come sempre da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].
- La «casa-torre» che si trova ai piedi della collina di fronte alla chiesa parrocchiale, angolo tra via Caracciolo e piazza Ferrucci.
- La «casa-torre» che si trova ai piedi della collina di fronte alla chiesa parrocchiale, angolo tra via Caracciolo e piazza Ferrucci, vista nell’insieme. Foto di Silvia Bori.
- Parte del nucleo di abitazioni che ricordano il borgo quattrocentesco a Masnago tra la «Casa-torre» ed il Castello. Foto di Silvia Bori
- La torre del Castello di Masnago vista nell’insieme architettonico.
- Particolare della sommità della torre in una suggestiva immagine con il glicine fiorito.
- La merlatura, opera del XIX secolo, fu ricostruita per ricordare l’aspetto difensivo che la torre ebbe nell’XI secolo.
- Ingresso al Castello, Via Cola di Rienzo.
- Interno del cortile. Il complesso del XV secolo. Si nota alla sinistra della torre.
- Particolare degli affreschi del portico. Foto di Silvia Bori
- Lo stemma dei Castiglioni, particolare nel portico. Foto di Silvia Bori
- Nel portico quattrocentesco, evidente aggiunta all’edificio preesistente, si vede la meridiana, conservata come elemento di pregio.
- La «Sala degli svaghi».
- «Sala degli svaghi»: a sinistra il lacerto di affresco che ritrae il cavaliere e la dama alla caccia del falcone; sulla destra uno dei guardiacaccia. Foto di Silvia Bori
- «Sala degli svaghi»: cane da caccia che azzanna un cervo.
- «Sala degli svaghi»: damigelle in barca. Foto di Silvia Bori
- «Sala degli svaghi»: donne che giocano ai tarocchi. Foto di
- «Sala degli svaghi»: particolare di gentiluomo a poppa della navicella nell’affresco delle donne che giocano ai tarocchi.
- «Sala degli svaghi»: la suonatrice di organo. A proposito di quest’affresco è stata formulata l’ipotesi circa la committenza: essa sarebbe dovuta Maria Lampugnani (probabilmente la dama rappresentata), moglie di Giovanni Castiglioni che dopo la morte del marito divenne la proprietaria del castello (1443-1453)
- «Sala delle colonne», così chiamata per le colonne ritratte negli affreschi.
- «Sala delle colonne», altra parete.
- Particolare di affreschi geometrici.
- Soffitto a cassettoni dipinti, sec. XVI
- Soffitto affrescato del XVIII secolo. I soffitti attestano le varie fasi di costruzione, ampliamenti e ristrutturazioni del maniero che divenne nel XVIII secolo un’elegantissima villa aristocratica.
- «Sala della musica»: affresco del XVI secolo con soggetto non identificato. Personalmente ipotizzo, data la posa della donna ritratta in primo piano secondo una classica immagine, che sia Arianna addormentata sull’isola di Creta, soggetto caro alla madrigalistica del tempo e, nel XVII secolo, al melodramma.
- «Sala della musica»: l’affresco che dà il nome alla sala, per i putti ivi ritratti che suonano una viella ed un liuto (sec. XVI).
- Una vecchia, ma suggestiva immagine d’assieme della «Sala delle Virtù e dei Vizi»: si noti la bella finestra bifora con l’esterno in cotto del XV secolo ed il camino cinquecentesco (sec. XVI) sulla destra.
- «Sala delle Virtù e dei Vizi»: veduta d’insieme, oggi.
- «Sala delle Virtù e dei Vizi»: gli affreschi della parete sinistra. Foto di
- «Sala delle Virtù e dei Vizi»: Carità tra Invidia ed Ipocrisia.
- «Sala delle Virtù e dei Vizi»: Sollecitudine tra Pigrizia ed Accidia.
- «Sala delle Virtù e dei Vizi»: Castità tra Lussuria e Vanità.
- «Sala delle Virtù e dei Vizi»: Liberalità tra Avarizia e Prodigalità.
- «Sala delle Virtù e dei Vizi»: Umiltà tra Superbia ed Arroganza.
- «Sala delle Virtù e dei Vizi»: interessante questo particolare ritratto sotto l’Umiltà tra la Superbia e l’Arroganza. L’Agnello è infatti l’«Agnus Dei», il Salvatore, Gesù Cristo che fu «Umile tra gli umili» e che, quindi, corrisponde all’immagine femminile dell’Umiltà, in chiave simbolica.
- La «Crocifissione» nella Cappella. Foto di
- Particolare della «Crocifissione» nella Cappella.
- Particolare di un affresco delle arcate nella Cappella.
- Questo è un documento particolarmente interessante che indica come, una volta recuperati gli affreschi grazie ad Angelo Mantegazza, essi furono ritenuti esemplari altissimi dell’arte Lombarda del XV secolo. Questa è infatti una cartolina del 1939 della «Banca Popolare di Cremona» dove l’affresco della «Liberalità tra Avarizia e Prodigalità» diventa un mezzo pubblicitario per sollecitare al risparmio oculato.
- «Sala degli svaghi»: particolare del cavaliere con la dama alla caccia del falcone.
- «Sala degli svaghi»: la suonatrice di organo. Particolare. Ho messo il particolare al termine del corredo di immagini, perché lo ritengo uno dei più begli affreschi del Castello di Masnago, il quale possiede anche un particolare valore storico. Infatti, a proposito di quest’affresco è stata formulata l’ipotesi circa la committenza: essa sarebbe dovuta Maria Lampugnani (probabilmente la dama rappresentata), moglie di Giovanni Castiglioni che dopo la morte del marito divenne la proprietaria dell’edificio (1443-1453).








































