Il Caffè Splendide, il teatro e il mistero degli Amaretti delle Monache

Alla fine dell’Ottocento Varese viveva una stagione vivace e mondana. Non solo ville, giardini e villeggianti: anche caffè, bande musicali, compagnie teatrali e locali che cambiavano nome, gestione e identità nel giro di pochi anni.
Il 29 giugno 1896, al cosiddetto Caffè Splendide, in casa Borgazzi già Adamoli, esercito da Attilio Forzinetti, veniva inaugurato un ciclo di tre rappresentazioni della compagnia milanese diretta dal signor Meroni.

Così lo annunciava la stampa dell’epoca: «Questa sera al così detto Caffè Splendide, in casa Borgazzi già Adamoli, esercito da Attilio Forzinetti, s’è inaugurato un corso di tre rappresentazioni…»
Il locale aveva già una sua piccola storia. Nel 1894 il giardino ospitava il Corpo di Banda Maroni e il ritrovo prendeva il nome di Restaurant Splendide, sotto la gestione di Attilio Forzinetti. Due anni dopo arrivarono le rappresentazioni teatrali, segno di una Varese che amava intrattenersi, ascoltare musica, vedere spettacoli e ritrovarsi nei caffè cittadini. Nel 1897, però, il locale cambiò ancora volto e divenne Albergo Centrale, con la gestione di Giovanni Poletti.

E poi resta il piccolo grande mistero: quello degli “Amaretti delle Monache”. Il nome compare come un’eco affascinante, ma le ricerche non restituiscono, almeno per ora, prove certe sulla loro origine varesina. Erano davvero prodotti a Varese? Erano legati a qualche convento cittadino? Oppure si trattava di una specialità arrivata da fuori, magari venduta nei caffè e nei locali più frequentati dell’epoca?

Una pista curiosa porta alla tradizione dei dolci conventuali a base di mandorla, molto diffusa in varie zone d’Italia. In particolare, a Varese Ligure si ricordano dolci preparati dalle monache di clausura, con ricette custodite gelosamente. Da qui nasce il dubbio: gli “Amaretti delle Monache” citati nelle memorie varesine erano una specialità locale dimenticata, oppure un nome commerciale o popolare legato a una tradizione più ampia?
Per ora il mistero resta aperto. Ma forse, in qualche vecchio ricettario, in una pubblicità d’epoca o in un archivio di famiglia, sopravvive ancora la risposta.

Quel profumo di mandorla resta sospeso tra le sale dei caffè ottocenteschi, le note delle bande musicali e le luci dei piccoli palcoscenici cittadini. Chiunque abbia notizie, documenti, ricordi o riferimenti sugli Amaretti delle Monache può aiutarci a ricostruire questa storia dimenticata.