Il 12 giugno 1875 nasceva a Viggiù il pittore Antonio Piatti, artista raffinato e sensibile che seppe portare il nome del paese della pietra e degli scultori nel panorama artistico italiano ed europeo tra Otto e Novecento. Figlio di Domenico Piatti, apprezzato scultore e marmista appartenente a una famiglia da generazioni legata all’arte e alla lavorazione della pietra, Antonio mostrò sin da giovanissimo una forte inclinazione artistica. A soli dodici anni entrò nella bottega paterna, respirando quell’ambiente creativo che avrebbe segnato profondamente la sua formazione.
Dopo le prime esperienze nello studio dello scultore torinese Leonardo Bistolfi, si trasferì a Cuneo dove frequentò la Scuola di Disegno dell’Istituto Tecnico. La vera svolta arrivò però nel 1894, quando entrò all’Accademia di Brera a Milano, studiando sotto la guida del celebre Cesare Tallone, uno dei maggiori maestri del ritratto dell’epoca.
L’influenza della scuola di Tallone orientò Antonio Piatti verso una pittura attenta alla figura umana e alla dimensione psicologica del ritratto, con richiami alla sensibilità della Scapigliatura lombarda. Una pittura intensa, elegante e capace di andare oltre la semplice rappresentazione esteriore.
Nel 1903 vinse il prestigioso Premio Fumagalli alla Triennale di Brera e, l’anno successivo, il Pensionato Oggioni, importante riconoscimento che gli consentì di soggiornare prima a Parigi e poi a Roma grazie a una borsa di studio. Fu proprio Parigi a rappresentare una delle esperienze decisive della sua vita artistica. Nella capitale francese entrò in contatto con il fermento dell’arte moderna e conobbe anche Giovanni Boldini. Da quel soggiorno nacquero opere e schizzi dedicati alla vita parigina, tra cui “Sorriso sulla Senna”, oltre al dipinto “L’Affronto”, esposto al Salon di Parigi e oggi conservato alla Pinacoteca di Brera.
Dopo l’esperienza francese si trasferì a Roma, dove la sua arte venne apprezzata persino dalla regina Margherita, che acquistò alcune sue opere.
Nel corso della sua carriera partecipò regolarmente alle Biennali di Venezia dal 1907 al 1930, presentando opere che ottennero grande consenso come “Mia!”, “Fremiti” e “Carezza buona”. Espose inoltre in importanti rassegne nazionali e internazionali, da Roma a Milano, da Basilea a Monaco, fino a Buenos Aires, Barcellona e Amsterdam.
Nel 1917 il critico Ercole Antonio Marescotti scrisse di lui: “Artista che ama la vita nelle sue varie manifestazioni, non si arresta alla superficialità della vita stessa, ma con occhio penetrante ne intuisce ogni senso filosofico.”
Parole che descrivono bene la profondità di un artista oggi forse meno conosciuto dal grande pubblico, ma che rappresentò una delle espressioni più significative della cultura figurativa lombarda del primo Novecento.
Antonio Piatti morì il 29 agosto 1962 nel suo amato paese natale, Viggiù, lasciando un patrimonio artistico che merita ancora oggi di essere ricordato e valorizzato.


