Esistono luoghi che custodiscono storie dimenticate e che nascondono pagine di memoria, paure antiche e vicende capaci di attraversare i secoli.
A Venegono Superiore, domenica 1° novembre, queste suggestioni hanno preso vita con il Magic Witch Walking, un’esperienza che ha saputo intrecciare escursionismo, folklore, storia locale e mistero, regalando ai partecipanti un viaggio davvero particolare.
Una vera e propria un’immersione in un territorio che conserva ancora l’eco di vicende lontane, là dove il bosco diventa custode di racconti e ogni angolo può suggerire una storia da riscoprire.
L’iniziativa ha avuto il suo cuore nel percorso dedicato alla memoria dei processi alle streghe di Venegono del 1520: un itinerario di circa sette chilometri, con partenza dal Castello di Venegono Superiore, pensato per ripercorrere idealmente i luoghi e le atmosfere di una pagina tanto dolorosa quanto affascinante della storia del territorio.
Il Sentiero delle Streghe vede la luce con l’intenzione di restituire dignità e memoria a una vicenda realmente accaduta. La sua genesi si inserisce in un progetto di valorizzazione culturale e ambientale del Parco Pineta, promosso attraverso la collaborazione tra il Comune di Venegono Superiore e il Parco, con l’obiettivo di trasformare un tratto di bosco in un luogo di conoscenza, testimonianza e scoperta.
Questo percorso, inaugurato nel 2022, è stato arricchito da tappe informative e da strumenti digitali che permettono ai visitatori di approfondire autonomamente la storia, creando un modo intelligente e prezioso di fare cultura e portando la storia fuori dai libri, collocandola nei luoghi in cui essa si è consumata.
Ma cosa accadde davvero nel 1520?
A Venegono si celebrò uno dei più inquietanti processi per stregoneria del Ducato di Milano. Sette donne furono accusate di pratiche magiche, di aver stretto rapporti con il demonio e di aver provocato malefici. Il procedimento, avviato nel marzo di quell’anno, si consumò tra interrogatori, accuse reciproche e torture.
Le donne furono condannate e finirono sul rogo nella zona del Monterosso.
I loro nomi erano Elisabetta Oleari, Margherita e Caterina Fornasari, Antonina Del Cilla, Maddalena Del Merlo, Majnetta Codera e Giovannina Vanoni.
Sette esistenze travolte dalla superstizione, dalla paura e da un sistema giudiziario che trasformava il sospetto in una condanna.
La vicenda possiede anche un valore documentario eccezionale in quanto gli atti di questo processo sono giunti fino a noi, rappresentando una testimonianza rarissima della persecuzione inquisitoriale nel territorio milanese.
Ecco perché percorrere oggi quei boschi significa attraversare la memoria, fermarsi a riflettere e provare a immaginare quanto fosse fragile la vita di una donna in un’epoca dominata dalla paura dell’ignoto.
A rendere speciale questa esperienza è stata anche la sensibilità di chi ha saputo immaginarla e trasformarla in realtà.
Un riconoscimento particolare va a Elena Ferri, ideatrice e anima del Magic Witch Walking, che ha avuto il merito di costruire un’iniziativa capace di andare oltre la tradizionale escursione, dando forma a un appuntamento in cui natura, cultura, memoria e immaginazione si sono incontrate.
La sua intuizione ha saputo valorizzare una storia profondamente legata a Venegono, trasformandola in un’occasione di partecipazione e conoscenza.
Un plauso sincero va anche alla Pro Loco, al La Varese Nascosta, al Centro Storico, Italiano ad Ecorun e alle diverse associazioni partner dell’iniziativa, per la collaborazione, l’impegno organizzativo e la capacità di sostenere iniziative che contribuiscono a rendere vivo il patrimonio culturale locale.
Sono proprio queste persone, con la loro passione e la loro dedizione, a dimostrare quanto un territorio possa raccontarsi attraverso idee originali e progetti capaci di coinvolgere la comunità.
Il Magic Witch Walking ha avuto il pregio di restituire al paesaggio una dimensione quasi narrativa. Il fruscio delle foglie, i colori autunnali, i sentieri immersi nella vegetazione e la presenza evocativa del castello hanno costituito la cornice ideale per un pomeriggio nel quale il passato sembrava tornare a camminare accanto al presente.
E forse è proprio questa la magia più autentica dell’iniziativa, ossia aver permesso ai partecipanti di guardare con occhi diversi luoghi conosciuti, scoprendo che dietro una collina, un tratto di bosco o un antico edificio possono nascondersi vicende straordinarie.
Il progetto ha ricordato anche quanto sia importante distinguere la storia dalla leggenda. Le streghe di Venegono non furono personaggi di fantasia, ma donne reali, vittime di accuse e persecuzioni. Le suggestioni del folklore, dunque, non hanno cancellato la drammaticità dei fatti, bensì hanno offerto un linguaggio coinvolgente per avvicinarsi alla memoria.
A chi ha partecipato rimarrà il ricordo di un’esperienza fuori dall’ordinario.
A chi non c’era, probabilmente, resterà un pizzico di rimpianto.
Questa manifestazione, grazie ad un lavoro sinergico e coeso, ha dimostrato quanto la storia non appartenga soltanto al passato e che, a volte, basta imboccare un sentiero per ritrovarla, viva, sotto i nostri piedi.
Un progetto che merita di continuare, perché custodire la memoria di un territorio significa anche saperla raccontare con passione, creatività e rispetto.
