Il 17 maggio 1771, un incendio provocato inavvertitamente da due giovani operai, che lavoravano nella cella campanaria e che si misero in salvo senza dare l’allarme, danneggiò le strutture in legno della torre e provocò la caduta delle campane del Bernascone.
Nel descrivere le bellezze artistiche di Varese nelle sue Memorie (che coprono l’arco temporale 1739-1772), Vincenzo Marliani accenna alla “superbissima Torre delle campane, disegno di un certo Bernascone di Varese”, ignorando che il campanile di San Vittore era stato progettato dal “magister” Giuseppe Bernasconi che, oltre ad aver disegnato quello che sarebbe diventato il simbolo di Varese, ci ha lasciato in eredità la via e le cappelle del Sacro Monte, oltre a numerose altre opere di architettura sacra che ancora oggi ammiriamo.
La “superbissima Torre” ha avuto una gestazione lunga e travagliata. Il Mancino, che l’aveva progettata all’inizio del Seicento, vide la posa della prima pietra, la domenica 5 marzo del 1617, ma morì senza averne visto il completamento, dato che nell’anno della sua scomparsa, il 1627, il campanile, capolavoro del tardo manierismo, era ancora “in cantiere”. Dopo una lunga sosta, i lavori ripresero solo nel 1688, quando la costruzione giunse alla cella campanaria, per essere ultimata nel 1733 con la guglia disegnata dai fratelli Giuseppe e Giulio Baroffio, che elevarono fino agli attuali 80 metri l’altezza prevista da Giuseppe Bernasconi.
L’esame del progetto originario custodito nell’archivio della Basilica, compiuto di recente dall’architetto Giorgio Vassalli, mostra le modifiche apportate all’idea del Mancino, che aveva previsto, per esempio, la collocazione di statue in nicchie poste a 30 metri d’altezza, e una guglia conica a punta, sostituita dalla testa a cipolla realizzata dai fratelli Baroffio. Un grave incidente mise in pericolo il campanile il 17 maggio 1771, quando un incendio provocato inavvertitamente da due giovani operai, che lavoravano nella cella campanaria e che si misero in salvo senza dare l’allarme, danneggiò le strutture in legno della torre e provocò la caduta delle campane.
Per precauzione furono momentaneamente tolti dalla basilica di San Vittore preziosi arredi, tra cui il gruppo scultoreo dell’Addolorata. Il campanile del Bernascone, oggi sottoposto a una laboriosa opera di consolidamento, subì l’ultimo oltraggio nel 1859 quando, per vendicarsi delle campane suonate a stormo dopo la vittoria garibaldina del 26 maggio, il tenente maresciallo Karl von Urban fece bombardare la torre, che porta ancora i segni dei proiettili austroungarici.