L’omicidio di Amelia Acerbi Lepri: un mistero ancora senza risposta

di Francesca Nicolò

Il Castello Visconteo è un luogo che tutti, nella Valle del Seprio e non solo, conoscono.
Eppure, questa imponente ed elegante struttura nasconde un segreto oscuro ed atroce.
Una storia con tanti, ancora troppi, punti da chiarire.

Tutto accadde nel lontano 1953, durante la sera del 26 marzo, in una di quelle notti umide ed uggiose di inizio primavera.
La dolce e premurosa maestra Amelia Acerbi Lepri, nota in tutto il paese per la sua dolcezza, attenzione e devozione al lavoro, viene uccisa a colpi di martello in un piccolo appartamento ricavato dai locali del Castello Visconteo. Maniero testimone silenzioso di tante epoche passate e sicuramente di cosa accadde davvero in quei momenti.

La vittima era una donna di 53 anni, nativa di Vergiate, caratterizzata da una vita riservata e tranquilla. L’omicidio gettò i paesani nello sconforto e nell’inquietudine: chi poteva aver compiuto un delitto tanto efferato nei confronti di una persona così benvoluta e stimata?
Non si trovavano tracce di un segreto scabroso, di un passato incerto o scomodo. Amelia era una donna limpida, semplice e devota al lavoro. Il corpo della poveretta venne scoperto da Attilio Ciprandi, un messo comunale, che gli era dirimpettaio.
L’uomo, rientrato tardi la sera dopo una serata al bar con gli amici, si insospettì nel vedere la luce dell’appartamento attiguo al suo accesa. Spinto dall’apprensione che potesse essere accaduto qualcosa, si avvicinò alla porta, notando che essa era aperta.
E, una volta entrato nell’appartamento, scoprì l’orrore.
Dai primi esami effettuati dalla polizia e dal medico legale, il rinomato professor Cavallazzi dell’Istituto di Medicina Legale di Milano, si scoprirono elementi anomali e dissonanti rispetto alle normali ed abitudinarie azioni della donna.

Essa era solita ritirarsi nella sua casa alle 21 per uscirvi solo il mattino successivo, pronta ad iniziare una nuova giornata di lavoro presso la scuola elementare del paese.
Durante le ore serali, la si poteva scorgere affacciarsi alla finestra in abbigliamento casalingo o in vestaglia.

Tuttavia, quel giorno venne rinvenuta vestita elegantemente: con una gonna a quadretti, una camicetta a maglia di lana nera e, come un indizio silenzioso, adornata da una bella spilla d’oro che sembrava presagire un appuntamento importante o galante.

Forse Amelia attendeva con ansia e trepidazione una persona a lei cara?
L’efferatezza dell’omicidio suggeriva dunque un movente rabbioso e di chiara matrice passionale?
I dubbi erano tantissimi, e persino i pochi indizi sembravano vertere in quella direzione. Nulla doveva essere trascurato.

Inoltre, il Castello si trovava in una posizione centrale: crocevia di strade ed attività commerciali anche aperte fino a tardi. L’assassino poteva essere una persona del luogo e conoscitore dei ritmi e delle abitudini sia della vittima e che dei paesani?
L’attenzione degli inquirenti si concentrò principalmente su due personaggi: Mario Bertocco e Carlo Amedeo Jucker.

Personaggi assolutamente differenti per professione, estrazione sociale e attitudini.
Il primo, giovane di 25 anni, originario del Veneto, era in città in attesa di emigrare in Francia e considerato uomo non indifferente al fascino femminile. Venne scartato in quanto, per l’età, poteva essere figlio della vittima e quest’ultima non era una persona da incontri occasionali o avventure galanti con ragazzi avvenenti.

Carlo Amedeo Jucker apparteneva ad una importante famiglia di origine svizzera e viveva in una villa vicino al castello dedicando alla pittura ogni momento. Essendo sordo, conduceva una vita tranquilla e quasi monacale, tuttavia, il suo carattere scontroso causava non poche dicerie.

Si vociferava fosse persino manesco, tanto da far scappare diversi membri della servitù. All’epoca dei fatti aveva circa 60 anni. Tuttavia, anche l’artista venne escluso dalle indagini perché i domestici del facoltoso uomo testimoniarono che tra la maestra e il signor Jucker non ci fu nessun incontro.
Di fatto, l’omicidio di Amelia Acerbi Lepri rimane ancora oggi un mistero.

Non si sa se il misterioso assassino avrà mai un nome, ma questo cold case sarà sempre vivo nella memoria della Valle. Una ferita profonda rimasta senza giustizia.