L’8 gennaio 1968 Varese perdeva una delle figure più originali, complesse e generose della propria storia culturale: Giuseppe Talamoni (Monza, 9 maggio 1886 – Varese, 8 gennaio 1968). Pittore, attore, regista, poeta dialettale, costumista, animatore culturale, fondatore del Gruppo Folkloristico Bosino e creatore della maschera cittadina Pin Girometta, Talamoni fu molto più di un artista: fu un autentico interprete dell’anima varesina.
Giunto a Varese giovanissimo, nei primi anni del Novecento, proveniente da Monza, Talamoni si innamorò profondamente della città e del suo territorio, eleggendoli a propria patria d’adozione. In uno dei suoi scritti definì Varese
“una plaga benedetta da Dio nelle bellezze paesistiche che la circondano […] un luogo prodigo di prosperità e abitato da gente positiva per indole, incline alla serenità di spirito e all’operosità”.
Parole che racchiudono lo sguardo affettuoso e partecipe di chi seppe raccontare la vita, i costumi e i sentimenti del mondo bosino come un vero cantastorie.
Dotato sin da ragazzo di una spiccata attitudine artistica, Talamoni si formò all’Accademia di Brera, dove ebbe come maestri Cesare Tallone e Vespasiano Bignami. Diplomatosi nel 1906 con eccellenti risultati in pittura, incisione e ceramica, esordì nello stesso anno alla Biennale di Brera con l’opera Tramonto a San Martino, oggi conservata presso la Biblioteca Civica di Varese.
Pittore legato al naturalismo lombardo, seppe restituire sulla tela i paesaggi varesini con una sensibilità cromatica raffinata e una cura meticolosa del dettaglio. Accanto al paesaggio, la ritrattistica divenne uno dei suoi ambiti d’eccellenza: volti di uomini, donne e bambini nei quali riusciva a cogliere, con rara finezza, i tratti interiori e spirituali dei soggetti.
Parallelamente all’arte figurativa, Talamoni coltivò una profonda passione per il teatro. Nel 1924 debuttò come attore al Teatro Sociale nella Sposa sagace di Goldoni, ottenendo un immediato successo. L’anno seguente partecipò al concorso nazionale di Torino con Tristi amori di Giacosa. Fu autore, regista, scenografo e costumista, fondando e dirigendo l’Accademia di recitazione “Dante Alighieri”, punto di riferimento anche per realtà teatrali di Lecco e Gallarate.
Nel 1927 il suo nome entrò definitivamente nella storia cittadina con la fondazione del Gruppo Canterino Bosino, poi divenuto Gruppo Folkloristico Bosino. Chiamato a dare forma artistica a un progetto di riscoperta delle tradizioni locali, Talamoni disegnò costumi, elaborò canti e coreografie, formando giovani interpreti capaci di rappresentare con dignità e poesia il mondo contadino varesino. Il debutto nazionale avvenne nel 1928 al Raduno dei Costumi Caratteristici Italiani di Venezia, dove i Bosini ottennero un prestigioso premio di merito.
Nel 1932 pubblicò Il Canzoniere Bosino, raccolta di poesie dialettali illustrate dallo stesso autore. Tra i brani più celebri spicca Or me pars l’è un paradis, divenuto il motto del Gruppo Bosino: un inno alla gioia di vivere nella propria terra natale.
Nel 1956 Talamoni coronò idealmente il suo percorso creando la maschera varesina di Pin Girometta, figura gioiosa e popolare ispirata alle tradizioni settecentesche, simbolo di festa, ironia e appartenenza. Attraverso Pin Girometta, Varese ritrovò un volto in cui riconoscersi.
Nel dopoguerra fondò anche il periodico satirico “Il Matocco”, dimostrando una volta di più il suo spirito critico, arguto e mai volgare, capace di raccontare la città con ironia e intelligenza.
Alla sua morte, l’8 gennaio 1968, Varese gli tributò un omaggio commosso: il feretro percorse le vie cittadine affinché tutti potessero salutarlo.
Il suo lascito artistico, culturale e umano resta ancora oggi una delle colonne portanti dell’identità varesina.
Fonti:
– Mario Miglierina, Calandari 1980
– Massimo Lodi – Luisa Negri, C’erano una volta novantuno protagonisti della storia di Varese
– Archivi Gruppo Folkloristico Bosino – Varese Folk