Il 9 giugno 1859, nel pieno della Seconda guerra d’indipendenza italiana, anche Laveno vide allontanarsi la guarnigione austriaca. Dopo la sconfitta subita dal generale Urban contro i Garibaldini nel Varesotto e dopo il mutare degli equilibri militari in Lombardia, il presidio imperiale abbandonò la riva lombarda del Lago Maggiore.
Nella notte tra l’8 e il 9 giugno, la guarnigione austriaca di Laveno, composta da circa 650 uomini, lasciò la piazzaforte attraversando il lago in direzione di Magadino, nel Canton Ticino, dove venne poi internata. Prima della partenza furono liberati anche alcuni Cacciatori delle Alpi feriti e fatti prigionieri durante il precedente assalto al presidio. Laveno non era un punto qualsiasi. Gli Austriaci l’avevano trasformata in una vera Imperial Regia Piazzaforte, costruendo tra il 1850 e il 1859 un sistema fortificato destinato a controllare il confine con lo Stato sabaudo.
Tra gli edifici principali vi era la caserma di Punta San Michele, terminata nel 1854, con accanto depositi e batterie d’artiglieria. Quella caserma, affacciata sul lago, racconta ancora oggi una lunga stratificazione di storia. Dopo la stagione militare austriaca, l’edificio conobbe diverse destinazioni: stabilimento ceramico fino al 1898, di nuovo caserma durante la Prima guerra mondiale, dopolavoro nel 1938 e infine centro velico dal 1969. Oggi è base nautica della Lega Navale Italiana ed è vincolata come edificio storico-artistico-monumentale.
Il 9 giugno 1859, dunque, non fu soltanto una data militare: fu il segno concreto del tramonto della presenza austriaca su una delle rive più strategiche del Lago Maggiore. Laveno, da presidio di frontiera dell’Impero, entrava così nella memoria risorgimentale del nostro territorio.