Ronchelli, il pittore che portò il Barocco a Varese

Il 24 gennaio 1788 moriva Giovanni Battista Ronchelli, pittore tra i più significativi del tardo Barocco lombardo, profondamente legato a Varese e a Castello Cabiaglio, suo paese natale.
Molto tempo prima che vedesse la luce la “generazione Erasmus”, nel Medioevo i giovani studenti, i clerici vagantes, si spostavano da un’università all’altra d’Italia e d’Europa alla ricerca dei magistri più quotati. Anche gli artisti erano soliti viaggiare: i più giovani per formarsi nelle botteghe dei maestri, i più maturi per ottenere commesse prestigiose.

In questo solco si colloca anche la vicenda di Giovan Battista Ronchelli, che lasciò giovanissimo la natìa Castello Cabiaglio. Nato il 1° febbraio 1715 da Giacomo Antonio Ronchelli e Maria Grazia Porrani, nel 1727, appena dodicenne, fu mandato a studiare a L’Aquila, città dove la famiglia possedeva un consistente patrimonio immobiliare. Iscritto a un istituto retto da religiosi, avrebbe dovuto avviarsi agli studi letterari, ma nel 1733, non riconoscendosi nella strada scelta per lui dai genitori, decise di dedicarsi alla pittura.

Contro il parere della famiglia si trasferì a Roma, entrando nella bottega di Francesco Mancini, accademico di San Luca. Dopo cinque anni di apprendistato romano, Ronchelli fece ritorno a Castello Cabiaglio e successivamente si stabilì a Varese, dove entrò nella bottega di Pietro Antonio Magatti, avviando un sodalizio artistico destinato a segnare profondamente la sua carriera.

Nel 1741, colpito dalla perdita del padre, della madre e di uno zio, Giovan Battista dovette assumersi la tutela dei fratelli minori, potendo però contare su una cospicua eredità. Proprio in questi anni maturò alcune delle sue collaborazioni più prestigiose. A Varese, nel 1748, dipinse il prospetto della chiesa di Sant’Antonio alla Motta; tra il 1755 e il 1760 affrescò il convento dell’Annunciata, poi devastato in epoca napoleonica da Vincenzo Dandolo; tornò quindi alla chiesa della Motta, dove realizzò la Gloria di Sant’Antonio Abate e l’Esaltazione della Santa Croce, considerate tra i capolavori del tardo Barocco lombardo.

Nel 1754 affrescò l’ospedale del Nifontano, su commissione della Congregazione di Carità, di cui era membro. Stabilitosi definitivamente a Castello Cabiaglio attorno al 1765, realizzò alcune delle sue opere più alte: la Madonna con Sant’Appiano e Sant’Agostino per la parrocchiale cabiagliese (1763) e il Martirio di Santa Caterina (1767), completato sulla base di una tela incompiuta del Magatti, per la Basilica di San Vittore.

L’influenza dell’Illuminismo si riflette chiaramente nella sua produzione più matura. Nel 1769 affrescò il salone d’onore di Palazzo Estense a Varese, dipingendo sulla volta Venere che porge uno strale a Cupido, in occasione delle nozze del duca Francesco III d’Este con Renata Teresa d’Harrach, e decorando le pareti con raffinate finte architetture rococò. Sul soffitto dello scalone d’onore dipinse Marte che depone le armi. Alla Villa De Cristoforis-Mazzucchelli, sul colle di San Pedrino, realizzò invece un’Allegoria della pace per il cosiddetto salone della musica.

Altri importanti affreschi furono eseguiti a Palazzo Alemagna, sempre a Varese, poi staccati e collocati nel salone della vecchia sede del Civico liceo musicale alla Motta. Dopo aver completato nel 1780 la sua ultima grande opera monumentale, l’Allegoria delle nozze nel palazzo Giovio di Como, Ronchelli si ritirò progressivamente a Castello Cabiaglio, dove nel 1782 decorò il pulpito della chiesa parrocchiale.
Giovan Battista Ronchelli morì il 24 gennaio 1788, colpito da un “repentino morbo”, all’età di 73 anni. Le esequie furono celebrate due giorni dopo nella chiesa parrocchiale di Sant’Appiano, dove venne tumulato nella cappella di famiglia.