I racconti dell’Avvento – La notte della cometa

di Cesarina Briante

Si racconta, che un tempo, la vigilia di Natale fosse segnata da un silenzio speciale: le campane tacevano, il vento si fermava, e tutti attendevano la cometa. Non era un astro miracoloso, ma una stella che brillava più di ogni altra, forse, come dicono gli astronomi, una rara congiunzione planetaria, simile a quella che guidò pastori e Magi.

I bambini uscivano con un lume acceso, i vecchi portavano un ceppo da ardere nel camino, e le madri preparavano un pane rotondo da dividere in parti uguali. Quando la cometa appariva alta nel cielo, ciascuno faceva un voto segreto, da custodire fino all’anno nuovo.
La leggenda narra che l’astro non portasse doni materiali, ma risvegliasse i ricordi e rafforzasse le speranze: riportava in luce i nomi degli antenati e prometteva che ogni opera di bene sarebbe stata ricompensata.

Si diceva anche che le comete portassero con sé residui di ghiaccio cosmico e frammenti di corpi celesti che, dispersi nella volta celeste, giungevano fino sulla terra, dove si trasformavano nelle gemme più belle. Pietre rare che adornavano le regine, ma che, nella notte di Natale, diventavano luce capace di illuminare il volto di ogni donna, perché ciascuna potesse sentirsi al pari di una principessa.

Ancora oggi, in molti luoghi, si usa accendere un lume alla finestra la notte di Natale. Non per vedere la cometa, né per segnare la strada a Babbo Natale o alla Befana, ma per ricordare che la vera luce del dono è fatta di memoria e di attesa.