di Fausto Bonoldi
Il 6 gennaio 1899, giorno dell’Epifania, una pagina singolare della storia varesina si scrive all’interno della Villa del Pero, dimora acquistata da uno dei più grandi tenori della storia dell’opera: Francesco Tamagno, l’indimenticabile interprete dell’Otello verdiano.
In quella villa, immersa nel verde e nella quiete che ancora oggi circonda l’area dell’attuale ospedale di Circolo, il parroco del Sacro Monte don Angelo Tognella celebrò il matrimonio tra Margherita, figlia di Tamagno, e il milanese Alfredo Talamona. Una figlia circondata da un alone di riservatezza: il grande tenore, infatti, non volle mai rivelare il nome della madre, quasi a proteggere un frammento intimo della propria vita da un mondo che lo applaudiva sui palcoscenici internazionali.
Il dono nuziale fu straordinario e rivelatore dello status e della generosità di Tamagno: oltre un milione di lire, cifra enorme per l’epoca, e la stessa Villa del Pero, che oggi ospita la direzione dell’ASST Sette Laghi. Un gesto che lega indissolubilmente la storia privata del tenore alla funzione pubblica e sanitaria che l’edificio ha assunto nel tempo.
Il matrimonio venne celebrato nella cappella di Sant’Elisabetta, fatta costruire dallo stesso Tamagno nei pressi della villa e progettata dall’ingegner Paolo Cantù, figura di primo piano nell’architettura sacra varesina tra Otto e Novecento. Cantù conferì all’edificio un chiaro carattere neoromanico, linguaggio architettonico che ritroviamo in alcune delle sue opere più importanti: la nuova parrocchiale di Sant’Ambrogio, San Silvestro di Cartabbia e la facciata di San Vittore di Casbeno.
Eppure, né l’illustre committente né il progettista riuscirono a salvare la cappella di Sant’Elisabetta da un destino di progressivo oblio. Affacciata su via Lazio, all’interno del parco ospedaliero, la piccola chiesa conobbe usi impropri e umilianti: legnaia, magazzino, fino a un maldestro restauro che ne ha snaturato l’identità, trasformandola infine in semplice luogo di riunione.

Una parabola triste e paradigmatica, che racconta quanto facilmente anche i luoghi carichi di memoria possano essere dimenticati. E quanto sia necessario, oggi più che mai, tornare a guardarli con occhi consapevoli, riconoscendo in essi non solo muri e pietre, ma storie umane, artistiche e civili che meritano di essere custodite.
Foto: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/7f/Francesco_e_Margherita_Tamagno.jpg