Le motoseghe arrivano prima dello spiraglio: così Varese ha perso due dei suoi cinque cedri

Alle sette del mattino le motoseghe hanno iniziato a lavorare. Nessun rinvio, nessuna pausa per approfondire la soluzione che, solo poche ore prima, il proprietario si era detto disposto a valutare pur di evitare l’abbattimento. Così, mentre la città iniziava la sua giornata, due dei cinque cedri secolari di viale Aguggiari hanno cominciato a cadere.

Pochi i cittadini presenti. Molti di più quelli che hanno seguito le operazioni attraverso fotografie e video condivisi sui social, trasformando l’indignazione in una partecipazione silenziosa. Quel “seme” gettato nelle settimane scorse dalla petizione e dal dibattito pubblico, almeno in parte, è germogliato. Ma non abbastanza da fermare le motoseghe.

Le operazioni si sono svolte con precisione quasi chirurgica. Una grande autogru ha sostenuto le sezioni del tronco mentre gli operatori le tagliavano in quota, calandole lentamente a terra dove venivano sramate, ridotte in pezzi e caricate sui camion. Un intervento eseguito con ordine e professionalità, il cui costo può raggiungere 4-5 mila euro. Una cifra importante, che inevitabilmente porta a una domanda: quanto sarebbe costato tentare davvero di salvarli, investendo quelle stesse risorse in verifiche specialistiche, consolidamenti e monitoraggi?

Tra le persone che hanno raggiunto il cantiere anche l’agronomo Daniele Zanzi, che ha ribadito come il vero tema non sia soltanto la sorte di questi cinque cedri, ma il modo in cui oggi vengono gestiti gli alberi monumentali nelle città. Il rischio zero, ricorda chi si occupa di arboricoltura, non esiste. Esistono invece strumenti tecnici per ridurlo e gestirlo, senza rinunciare automaticamente ad alberi che rappresentano un patrimonio per l’intera collettività.

Nei giorni scorsi il proprietario aveva dichiarato di essere disposto a valutare qualsiasi soluzione capace di sollevarlo dalle responsabilità civili e penali. Giaime Pratella aveva risposto mettendo sul tavolo un percorso tecnico concreto, arrivando a proporre perfino il coinvolgimento di Luigi Sani, tra i maggiori esperti italiani nella valutazione della stabilità degli alberi. Quella verifica, però, non è mai stata chiesta dal Comune.

Ed è questo il punto che lascia più amaro in bocca. L’Ufficio Tutela Ambientale non dovrebbe limitarsi ad autorizzare un abbattimento sulla base di una relazione tecnica di parte. Dovrebbe essere il primo soggetto a pretendere che ogni possibile alternativa venga approfondita fino in fondo, soprattutto quando si parla di alberi che da oltre un secolo contribuiscono all’identità della Città Giardino. Tutelare il patrimonio arboreo significa soprattutto assumersi la responsabilità di conservarlo, non quella di eliminarne il rischio.

Due cedri non ci sono più. Tre sono ancora in piedi e, salvo ripensamenti, dovrebbero essere abbattuti la prossima settimana. La questione, a questo punto, riguarda tutti i varesini. I social network hanno raccontato ore di indignazione, centinaia di commenti e migliaia di visualizzazioni. Ma questa mattina, davanti alle recinzioni del cantiere, le persone erano poche. Forse è arrivato il momento di trasformare quell’indignazione in presenza.